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Saranno i giovani a determinare
il futuro delle Filippine

· ​Oggi al voto 61 milioni di elettori: uno su tre ha meno di 30 anni ·

Oggi, 13 maggio, oltre 61 milioni di cittadini sono chiamati alle urne per assegnare i seggi a 12 senatori e a 243 membri della Camera dei rappresentanti. Il voto servirà, inoltre, a rinnovare le assemblee provinciali e municipali per circa 18 mila membri delle amministrazioni locali in tutto il paese. Fanno parte del corpo elettorale anche 1,8 milioni di filippini che lavorano all’estero e che già un mese fa hanno inviato la loro preferenza. Le elezioni di medio termine nelle Filippine sono di fatto un test sull’indice di gradimento del presidente Rodrigo Duterte.

Elettrice al voto a Manila (EPA)

Nella nazione asiatica a maggioranza cattolica, che conta una popolazione di 107 milioni di abitanti, le elezioni di metà mandato si profilano come un referendum per capire se e quanto il popolo approvi la linea politica portata avanti dal presidente, eletto a maggio del 2016 e che naviga con il favore dei sondaggi (lo danno al 79 per cento dei consensi) e dei pronostici.

Due i temi principali che hanno attraversato la campagna elettorale: l’ipotesi della riforma istituzionale per costruire uno stato federale e la campagna contro la corruzione e la criminalità, pezzo forte dell’amministrazione presidenziale nel triennio appena trascorso.

Tra le promesse elettorali fatte da Duterte già nel 2016, infatti, vi è quella di lavorare per cambiare la Costituzione e passare dall’attuale assetto di stato centrale a un sistema di tipo federale, concedendo maggiore autonomia alle regioni. Duterte ha rivendicato il successo ottenuto con l'approvazione della Bangsamoro Basic Law, la legge fondamentale che ha istituito la nuova regione autonoma musulmana nel sud del paese. D’altro canto ha sempre difeso e confermato l’opera di repressione, affidata alle forze dell’ordine, contro la diffusione e il consumo di droga (una campagna che, secondo le Ong, ha fatto in un triennio oltre 20 mila vittime) ma anche la lotta senza quartiere contro la corruzione. L’opposizione, invece ha insistito sulla critica all’apertura del presidente alla Cina riguardo al tema economico-finanziario, parlando di «invasione cinese» e di «pericolo per la nazione». Altro punto di forte critica verso l’amministrazione di Duterte è stato quello relativo all’erosione dei diritti e delle libertà individuali, mentre «la campagna di uccisioni extragiudiziali elimina la povera gente e lascia prosperare i signori della droga, i veri potenti», ha detto Francis Pangilinan, responsabile della campagna elettorale dell’opposizione.

Secondo l’organizzazione indipendente Ibon Foundation, che svolge ricerca e analisi sociale e politica, il voto di medio termine del 2019 arriva «dopo l’attuazione da parte dell’amministrazione Duterte di politiche neoliberiste in economia e dirigiste in politica». «La presidenza Duterte — afferma un recente rapporto della Fondazione — ha consolidato il controllo dell’esecutivo, della Camera bassa e persino della magistratura. Il Senato rappresenta l’ultima roccaforte per un contrappeso e per la tutela del processo democratico». «Il Senato filippino — prosegue — potrebbe essere l’ultima istituzione democratica utile a riequilibrare il potere: esso è, per sua natura, un corpo indipendente, slegato dalle ambizioni di potere» un elemento prezioso, «dalla parte della democrazia, dei diritti, del bene comune della nazione».

«Abbiamo bisogno di un senato indipendente per preservare la democrazia e la libertà nel paese», conferma in un colloquio con «L’Osservatore Romano» padre Eliseo Mercado, missionario degli Oblati di Maria Immacolata e professore di teologia alla Notre Dame University di Cotabato, città nel Sud delle Filippine.

Secondo alcuni forum della società civile, dei mass media, di membri e comunità della Chiesa cattolica, restano alcune urgenze per la nazione: una vera riforma agraria; la difesa dei diritti fondamentali dei cittadini; la lotta alla disoccupazione; l'accessibilità ai servizi sociali di base; la sostenibilità ambientale. Tutti campi in cui l’amministrazione appare finora deficitaria.

L’appello «per un voto saggio e responsabile», auspicato dalla Conferenza episcopale delle Filippine, «va rivolto in modo tutto speciale ai giovani», commenta il sociologo cristiano Jayeel Serrano Cornelio, direttore del programma di studi sullo sviluppo all’Università cattolica Ateneo di Manila, dei gesuiti. In questa tornata elettorale, infatti, riferisce il sociologo, i giovani tra 18 e 30 anni costituiscono il 31 per cento dell’elettorato registrato (sono circa 18,8 milioni) e potranno influenzare fortemente il risultato del voto. Le elezioni, rimarca, sottolineano anche i persistenti difetti nel sistema politico del paese, segnato dalla presenza dei grandi clan familiari che hanno sempre governato la politica e l’economia.

di Paolo Affatato

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