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Saranno beati tre sacerdoti martiri del nazismo

· Durante il rito, presieduto a Lubecca dal cardinale Amato sabato 25 giugno, verrà ricordato anche un pastore luterano ·

Saranno beatificati sabato 25 giugno, a Lubecca in Germania, tre giovani sacerdoti, martiri del nazismo nel 1943: Johannes Prassek, Hermann Lange, Eduard Müller. Con loro, verrà ricordato anche il pastore luterano Karl Friedrich Stellbrink. A nome del Papa, la cerimonia sarà presieduta dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

I nuovi beati sono tre personalità molto diverse tra loro, unite però da una forte amicizia umana e spirituale e da una impressionante testimonianza di preghiera e di sofferenza. E con un forte connotato ecumenico, riconosciuto proprio nella persona del pastore Stellbrink.

Johannes Prassek, nato nel 1911 in una famiglia modesta, era un sacerdote di grande capacità e comunicativa: anche i lontani si sentivano attratti spiritualmente da quell’uomo alto 1,94, con un vocione e un cordiale umorismo giocoso.

Inviato a Lubecca, dal giugno 1939 Prassek fu affiancato dal vicario Hermann Lange, nato nel 1912 in una famiglia di accademici cattolici. Nonostante il diverso modo di essere e le loro differenze sociali, i due si intendevano alla perfezione. Ad esempio, mentre Lange non predicava mai senza partire da un concetto elaborato, Prassek confidava soprattutto nel proprio intuito, sebbene fosse anch’egli intellettualmente preparato.

Di questa grande intesa umana e spirituale entrò a far parte anche Eduard Müller, nato nel 1911 e cresciuto in condizioni familiari ancora più complesse di quelle di Prassek. Inviato a Lubecca, con la sua disponibilità conquistò subito la simpatia degli altri sacerdoti. Per le sue capacità pastorali, Müller divenne popolare tra i più giovani, con i quali organizzava gite domenicali in mezzo alla natura.

Non erano anni facili. Prassek predicava sì in modo entusiasmante, ma anche «pericoloso», prendendo posizione contro lo spirito distruttivo dell’ideologia nazionalsocialista. Dopo le messe domenicali, in molti lo mettevano in guardia: era noto che la Gestapo si interessava alle sue omelie. «Ma bisogna dire la verità!» era la sua risposta.

Non risparmiò critiche, in pubblico, contro l’omicidio di stato delle persone disabili, considerate «improduttive», denunciando, dal punto di vista cristiano, altre violazioni dei diritti dell’uomo. In una parola, mostrava puntualmente quanto fosse anticristiana l’ideologia dei nazionalsocialisti. Tra i suoi riferimenti, il vescovo von Galen. Proprio la diffusione degli scritti del pastore fu tra le ragioni dell’inasprimento dei controlli della polizia segreta sui sacerdoti di Lubecca.

In questa sua azione, Prassek trovò anche il sostegno e l’amicizia del pastore evangelico-luterano di Lubecca, Stellbrink, il primo ad essere arrestato dalla Gestapo. Fu poi la volta, a pochi giorni di distanza, di Prassek, Lange e Müller. Con loro furono arrestati anche diciotto laici cattolici.

A tutti venne prospettata una veloce scarcerazione, se avessero preso le distanze per iscritto dai loro pastori. Rifiutarono, nonostante gli orrori del carcere tra fame, freddo e isolamento. L’ultimo sopravvissuto, che ha scritto in modo commovente della testimonianza di quei martiri, è Stephan Pfürtner. Oggi ha ottantotto anni.

Lo stesso Adolf Hitler intervenne nell’iter del processo farsa, puntando a isolare le loro testimonianze, che si concluse con la condanna a morte dei tre sacerdoti cattolici e del pastore luterano. Furono accusati di disgregazione di potenziale militare, favoreggiamento del nemico e tradimento della patria.

Portati nel carcere Holstenglacis di Amburgo, attesero lì l’esecuzione della condanna a morte. Con una testimonianza ecumenica di grande valore, il luterano Stellbrink e il cattolico Lange condivisero la cella «come fratelli».

Il 10 novembre 1943, alle ore 13, il pubblico ministero si recò nelle celle e annunciò, in modo secco, che l’esecuzione avrebbe avuto luogo alle ore 18. Per decapitazione. Ricevettero i moduli per scrivere le lettere di addio. Però le loro ultime parole non raggiunsero tutti i destinatari, tanto che alcuni sono stati rintracciati sessant’anni dopo dallo storico Peter Voswinckel.

I quattro percorsero insieme l’ultimo tratto di strada, lungo il corridoio del carcere. Pregando in manette. E salutarono con affetto, con lo spirito pastorale che avevano mantenuto in prigionia, tutti gli altri detenuti. Poi la ghigliottina scese quattro volte, ogni tre minuti.

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