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Sapersi accusare
davanti a Dio
libera dall’ipocrisia

· Messa a Santa Marta ·

Gesù non tollera l’ipocrisia e chiama i farisei «sepolcri imbiancati». Lo ricorda Papa Francesco nell’omelia alla messa di martedì mattina 15 ottobre a Casa Santa Marta. Bisogna guarire dall’ipocrisia e la medicina è saper accusare se stessi davanti a Dio. Chi non sa farlo «non è un buon cristiano».

Il tema dell’ipocrisia è suggerito dall’odierno brano del Vangelo in cui si racconta che Gesù, invitato a pranzo da un fariseo, viene criticato dal padrone di casa perché, prima di mettersi a tavola, non aveva fatto le abluzioni rituali. E il Papa commenta: «C’è un atteggiamento che il Signore non tollera: l’ipocrisia. È questo che succede oggi nel Vangelo. Invitano Gesù a pranzo, ma per giudicarlo, non per fare amicizia». L’ipocrisia, prosegue, «è proprio apparire di un modo ed essere di un altro». È pensare di nascosto diversamente da come appare.

Gesù non sopporta l’ipocrisia. E spesso chiama i farisei ipocriti, sepolcri imbiancati. Non è un insulto quello di Gesù, è la verità. «Da fuori tu sei perfetto, anzi inamidato — dice ancora Francesco — proprio con la correttezza, ma da dentro sei un’altra cosa». E afferma che «l’atteggiamento ipocrita nasce dal grande bugiardo, il diavolo». Lui è il «grande ipocrita» e gli ipocriti sono i suoi «eredi». «L’ipocrisia — afferma il Papa — è il linguaggio del diavolo, è il linguaggio del male che entra nel nostro cuore e viene seminato dal diavolo. Non si può convivere con gente ipocrita ma ce ne sono. A Gesù piace smascherare l’ipocrisia. Lui sa — osserva Francesco — che sarà proprio questo atteggiamento ipocrita a portarlo alla morte, perché l’ipocrita non pensa se usa dei mezzi leciti o no, va avanti: la calunnia? “Facciamo la calunnia”; il falso testimone? “Cerchiamo un falso testimone”».

Il Papa continua dicendo che qualcuno potrebbe obiettare «che da noi non esiste l’ipocrisia così». Ma pensare questo è un errore: «Il linguaggio ipocrita, non dirò che sia normale, ma è comune, è di tutti i giorni. L’apparire di un modo e l’essere in un altro. Nella lotta per il potere, per esempio, le invidie, le gelosie ti fanno apparire un modo di essere e da dentro c’è il veleno per uccidere perché sempre l’ipocrisia uccide, sempre, prima o poi uccide».

È necessario guarire da questo atteggiamento. Ma qual è la medicina?, si domanda Francesco. La risposta è dire «la verità, davanti a Dio». È accusare sé stessi: «Noi dobbiamo imparare ad accusarci: “Io ho fatto questo, io la penso così, cattivamente... Io ho invidia, io vorrei distruggere quello...”, quello che è dentro, nostro, e dircelo, davanti a Dio. Questo — afferma il Papa — è un esercizio spirituale che non è comune, non è abituale, ma cerchiamo di farlo: accusare noi stessi, vederci nel peccato, nelle ipocrisie nella malvagità che c’è nel nostro cuore. Perché il diavolo semina malvagità e dire al Signore: “Ma guarda Signore, come sono!”, e dirlo con umiltà».

Impariamo ad accusare noi stessi, ripete ancora il Papa, aggiungendo: «Una cosa forse troppo forte ma è così: un cristiano che non sa accusare sé stesso non è un buon cristiano» e rischia di cadere nell’ipocrisia. E conclude ricordando la preghiera di Pietro quando disse al Signore: allontanati da me perché sono un uomo peccatore. «Che noi impariamo ad accusarci — conclude — noi, noi stessi».

di Adriana Masotti

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