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Santità e peccato

· Giovanni d’Ávila e la riforma della Chiesa ·

Nel 1987, monsignor Juan del Río Martín, oggi arcivescovo castrense di Spagna, cominciò a pubblicare le sue ricerche sul santo apostolo dell’Andalusia, oggetto di molti studi giudicati però carenti di un’analisi teologica sulla sua ecclesiologia. 

L’opera, raccolta nel volume Santidad y pecado en la Iglesia. Hacia una eclesiología de San Juan de Ávila (Madrid, Biblioteca de Autores Cristianos, 2015, pagine li+391, euro 21) è stata presentata lunedì scorso a Madrid.

Il tema è originale e suggestivo perché il santo studiato è stato proclamato dottore della Chiesa universale da Papa Benedetto XVI  il 7 ottobre 2012, durante la messa inaugurale della tredicesima assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Da allora san Giovanni d’Ávila gode di maggiore autorità dottrinale nella Chiesa, lo studio del suo pensiero ha ricevuto nuovo impulso e la sua conoscenza è divenuta più necessaria. Papa Ratzinger ha definito così Giovanni d’Ávila nell’omelia della suddetta celebrazione: «Profondo conoscitore delle sacre

Scritture, era dotato di ardente spirito missionario. Seppe penetrare con singolare profondità i misteri della redenzione operata da Cristo per l’umanità. Uomo di Dio, univa la preghiera costante all’azione apostolica. Si dedicò alla predicazione e all’incremento della pratica dei sacramenti, concentrando il suo impegno nel migliorare la formazione dei candidati al sacerdozio, dei religiosi e dei laici, in vista di una feconda riforma della Chiesa».

di Vicente Cárcel Ortí

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20 marzo 2019

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