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Nostalgia di Dio

· ​Sulle orme dei magi ·

È stata «la santa nostalgia di Dio» a spingere i magi a mettersi in cammino alla ricerca di Gesù. Quella stessa nostalgia che ancora oggi spinge il cuore del cristiano a non lasciarsi «anestetizzare» e ad aprirsi alla «novità» che irrompe nella storia umana. «I magi esprimono il ritratto dell’uomo credente, dell’uomo che ha nostalgia di Dio, di chi sente la mancanza della propria casa, la patria celeste», ha spiegato il Papa nell’omelia della messa per l’Epifania celebrata venerdì mattina, 6 gennaio, nella basilica vaticana, sottolineando che i tre saggi venuti dall’Oriente «avevano il cuore aperto all’orizzonte e poterono vedere quello che il cielo mostrava perché c’era in loro un desiderio che li spingeva: erano aperti a una novità».

Emanuele Luzzati, «I re magi» (1981)

Anche il cristiano animato dalla «nostalgia di Dio» tiene «gli occhi aperti davanti a tutti i tentativi di ridurre e di impoverire la vita» e «si ribella di fronte a tanti profeti di sventura» che cercano di togliergli la speranza. Questa nostalgia, ha evidenziato il Pontefice, «ci tira fuori dai nostri recinti deterministici, quelli che ci inducono a pensare che nulla può cambiare», e «rompe i noiosi conformismi», spingendo «ad impegnarsi per quel cambiamento a cui aneliamo e di cui abbiamo bisogno». Ecco perché «il credente “nostalgioso” — ha detto Francesco con un eloquente neologismo — va in cerca di Dio, come i magi, nei luoghi più reconditi della storia».

L’atteggiamento opposto è quello di Erode, che invece reagisce alla buona notizia arroccandosi nella paura. «È lo sconcerto — ha rimarcato il Papa — che, davanti alla novità che rivoluziona la storia, si chiude in sé stesso, nei suoi risultati, nelle sue conoscenze, nei suoi successi». Uno sconcerto che nasce nel cuore di chi prova timore «davanti a ciò che ci interroga e mette a rischio le nostre sicurezze e verità».

I magi invece «sentirono nostalgia»: essi «non volevano più le solite cose, erano abituati, assuefatti e stanchi degli Erode del loro tempo». A Betlemme «c’era una promessa di novità, una promessa di gratuità». Così «poterono adorare perché ebbero il coraggio di camminare e prostrandosi davanti al piccolo, prostrandosi davanti al povero, prostrandosi davanti all’indifeso, prostrandosi davanti all’insolito e sconosciuto bambino di Betlemme, lì scoprirono la gloria di Dio». Un atteggiamento che il Pontefice ha richiamato anche all’Angelus, parlando delle tante ingannevoli «luci» che oggi orientano il cammino dell’uomo e ricordando che quella dei magi è «una luce stabile, una luce gentile, che non tramonta, perché non è di questo mondo: viene dal cielo e splende nel cuore». Da Francesco anche un augurio alle comunità orientali che, in base al calendario giuliano, celebrano il Natale il 7 gennaio. Augurio ripreso lunedì mattina in un tweet: «Ricordiamo i fratelli e le sorelle dell’Oriente cristiano, cattolici e ortodossi, che oggi celebrano il Santo Natale».

L’omelia del Papa 

L’Angelus

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15 settembre 2019

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