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Sanguinoso attacco
dei ribelli huthi a Marib

· ​Contro una base della coalizione internazionale guidata dall’Arabia Saudita ·

Migliaia di morti, almeno diecimila feriti, circa venti milioni di persone senza più accesso all’acqua potabile e con gravi difficoltà alimentari: questo il tragico bilancio, ancora parziale, della guerra nello Yemen fra ribelli huthi e forze arabe guidate dall’Arabia Saudita che sostengono il presidente Hadi. 

E le violenze si susseguono senza tregua: un raid della coalizione ha causato ieri sera almeno venti morti nel nord del Paese. La strage, quasi certamente frutto di un errore, è avvenuta nel corso dell’offensiva aerea lanciata dopo l’attacco missilistico dei ribelli huthi a Marib.

Nell'attacco dei ribelli, avvenuto venerdì scorso, erano rimasti uccisi dieci soldati sauditi. Il bilancio è stato confermato ieri da un tweet del portavoce della coalizione araba, generale Ahmed Al Asiri. Nello stesso attacco missilistico degli huthi — che ha coinciso con i colloqui a Washington tra il presidente statunitense, Barack Obama e il re dell’Arabia Saudita Salman — erano rimasti uccisi anche 45 soldati degli Emirati Arabia Uniti. Le autorità di Abu Dabhi hanno proclamato tre giorni di lutto nazionale. Come immediata risposta al sanguinoso attacco di Marib, nel corso del fine settimana si sono intensificati i raid aerei della coalizione araba a guida saudita contro i ribelli huthi. I caccia hanno bombardato una sede delle forze di sicurezza nel quartiere di Hada, a Sana’a. Colpita in particolare la zona di Al Sabain, dove si trova anche il palazzo presidenziale.

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24 agosto 2019

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