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Sanguinoso assalto al Parlamento ceceno

· Tre le vittime dei terroristi poi uccisi in un blitz delle forze di sicurezza ·

Nell'instabile polveriera del Caucaso russo — da secoli teatro di sanguinosi conflitti tra un caleidoscopio di etnie, religioni e lingua — questa mattina, con un attacco spettacolare che ha provocato la morte di almeno tre persone, è stato preso d’assalto il Parlamento ceceno a Grozny. Si è trattata di un’operazione lampo conclusasi con il deciso intervento delle forze di sicurezza, che hanno ucciso quattro guerriglieri — altri due attentatori si erano fatti esplodere poco prima — e sgomberato l’edificio «nel giro di 15-20 minuti», secondo quanto comunicato dal presidente ceceno, Ramzan Kadyrov. Tutti i deputati presenti sono sani e salvi.

Nonostante le preoccupazioni per il sanguinoso attacco si è successivamente aperta come previsto la seduta del Parlamento. Alla sessione sono presenti lo stesso presidente Kadyrov e il ministro dell’Interno russo, Rashid Nurgaliyev. L’assemblea discuterà il budget, come da programma, ha detto all'agenzia Interfax un portavoce dell'assemblea a Grozny.

Il numero esatto dei miliziani che hanno partecipato all’azione terroristica non è comunque ancora stato definito. Secondo le prime ricostruzioni, durante l’incursione guerriglieri armati avrebbero tenuto in ostaggio alcuni dei deputati presenti. Versione questa che al momento non trova conferme ufficiali. «Un veicolo con a bordo i terroristi si è introdotto nell’area del Parlamento mentre entravano alcune auto con a bordo deputati», ha riferito la polizia all’agenzia Ria Novosti. Una persona si è fatta esplodere all’esterno dell’edificio mentre altri si sono diretti all’interno del Parlamento. Un «attacco fallito», ha dichiarato il ministro dell’Interno russo, Rashid Nurgaliyev. «Questa mattina intorno alle 8.45 (le 6.45 in Italia) guerriglieri hanno tentato di introdursi nell’edificio che ospita il Parlamento — ha detto Nurgaliyev —. Il tentativo è fallito, come al solito. Grazie all’intervento delle forze di sicurezza». Le vittime dell’attacco sono due addetti alla sicurezza e un poliziotto, stando al bilancio ufficiale che indica anche tre feriti, mentre secondo altre fonti i feriti sarebbero fino a 17, di cui sei poliziotti e 11 civili. A capo dell’operazione di sicurezza il leader ceceno Kadyrov, che ha avuto una conversazione telefonica con il premier russo, Vladimir Putin, il quale ha garantito la massima assistenza per tutti i coinvolti nell’attacco.

Nella Repubblica federata della Cecenia dopo un periodo di relativa calma — secondo il regime di Kadyrov la regione è ufficialmente «normalizzata» dopo due sanguinose guerre con la Russia in seguito alla proclamazione unilaterale dell'indipendenza nel 1991 — la violenza dei ribelli separatisti è tornata a crescere negli ultimi mesi. La Cecenia, con il suo territorio quasi interamente montuoso, ha una popolazione in larga parte musulmana, con una reputazione di irriducibili combattenti, da quando Sheik Mansour guidò una guerra contro i russi nel XVIII secolo. Da allora è una spina nel fianco sud della Russia. Sotto l’Unione sovietica, Stalin — che temeva la scarsa lealtà dei ceceni — deportò l’intera popolazione in Asia centrale nel 1944; Nikita Krusciov, nel 1957, permise il loro ritorno nelle terre d’origine. Al collasso dell’Urss nel 1991, l’Inguscezia (che era stata accorpata alla Cecenia, con Grozny capitale) scelse di diventare una Repubblica della federazione russa, mentre la Cecenia dichiarò l’indipendenza. Due interventi delle forze armate russe nel 1994 e nel 1999 e le sconfitte militari non hanno però fermato i movimenti separatisti che — anche nelle confinanti Repubbliche del Daghestan e dell'Inguscezia — continuano a compiere agguati contro le autorità locali e le forze armate federali.

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