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Sanguinosi disordini ai confini d’Israele

· Venti morti nei tentativi di profughi palestinesi in Libano e in Siria di forzare le frontiere ·

Almeno venti morti e molte decine di feriti ci sono stati ieri ai confini di Israele con il Libano e la Siria, oltre che nei Territori palestinesi, in concomitanza con l’anniversario della proclamazione dello Stato, in quella che i palestinesi chiamano la giornata della naqba (catastrofe). Sin dalle prime ore del giorno, migliaia di palestinesi, giunti dai campi profughi in Libano, si erano radunati a Maroun al Ras, a ridosso della linea blu di demarcazione con Israele. La situazione è degenerata quando i manifestanti hanno incominciato sassaiole contro i soldati israeliani dall’altro lato della barriera tra i due Paesi e i militari hanno risposto aprendo il fuoco. In precedenza, i soldati libanesi avevano sparato in aria ripetutamente per cercare di prendere il controllo della situazione. L’Unifil, la missione dell’Onu nell’area, ha collaborato con i libanesi fornendo con i propri elicotteri «assistenza per l’osservazione aerea», come si legge in un comunicato, ma ha anche messo in chiaro che l’esercito libanese è «responsabile della sicurezza e del rispetto della legge». In serata, fonti mediche hanno riferito di dieci morti e un centinaio di feriti.

Dieci morti ci sono stati anche nel villaggio di Majdal Shams, sulle alture del Golan, tra Siria e Israele, dove in una situazione analoga, alcune decine di manifestanti palestinesi sono riusciti a penetrare in territorio israeliano e i soldati hanno reagito a colpi d’arma da fuoco. I corpi dei dieci manifestanti che avevano sconfinato sono stati consegnati in serata dalle autorità israeliane alla Croce rossa e trasferiti in Siria. Si è trattato degli scontri più gravi da molti anni nell’area, relativamente tranquilla dalla guerra del 1973, quando le forze di Damasco tentarono di riconquistare le alture del Golan occupate da Israele nel 1967.

Nella Striscia di Gaza centinaia di palestinesi avevano compiuto all’altezza del valico di Erez con Israele un analogo tentativo al quale le truppe israeliane avevano risposto con una dura e immediata reazione che ha provocato decine di feriti. Fonti palestinesi riferiscono anche che un uomo sarebbe stato ucciso dai soldati israeliani a est di Gaza. Anche in Cisgiordania diverse manifestazioni hanno ricordato la naqba, con un raduno di massa a Ramallah.

In Israele si è recato ieri in visita il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano, il quale ha auspicato la ripresa dei negoziati diretti tra israeliani e palestinesi, «prima di qualsiasi decisione all’Assemblea generale delle Nazioni Unite di settembre», come ha detto in una conferenza stampa congiunta con il presidente israeliano Shimon Peres, che ha formulato lo stesso auspicio. Napolitano, che ha anche incontrato il premier israeliano Benjamin Netanyahu, è atteso oggi a Betlemme per colloqui con il presidente dell’Autorità palestinese, Abu Mazen.

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16 dicembre 2019

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