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Sangue
sul voto in Venezuela


· Proteste durante le elezioni per l’Assemblea costituente voluta da Maduro ·

Caracas, 31. Si sono svolte tra le violenze le elezioni per l’Assemblea costituente in Venezuela, convocate dal presidente Nicolás Maduro in contrasto netto con l’opposizione che controlla il parlamento. Almeno dieci persone sono state uccise nelle ultime ore, mentre la protesta si è estesa in tutto il paese con momenti di vera e propria guerriglia urbana.

Un militare in un seggio a Caracas (Afp)

Secondo l’opposizione le vittime potrebbero essere di più. L’ultima è un manifestante morto a Maracaibo all’estremo nordovest del paese. Secondo un giornalista locale si tratta di Miguel Urdaneta, di 25 anni, raggiunto da un proiettile. I tumulti si susseguono e qualche giorno fa alcuni sacerdoti cattolici sono intervenuti per evitare che una situazione tesa di contrasto tra la Guardia nazionale bolivariana e i manifestanti nella città di Ejido, nello stato di Mérida, degenerasse. I sacerdoti hanno assunto il ruolo di mediatori quando i carri armati si sono avvicinati alla folla che partecipava ai funerali di un giovane morto durante le proteste.

Intanto sono stati forniti i dati ufficiali sulle elezioni. Sarebbero 8,1 milioni, pari a un’affluenza del 41,5 per cento, i venezuelani che avrebbero partecipato al voto per l’Assemblea costituente. Lo ha annunciato la presidente del Consiglio nazionale elettorale (Cne), Tibisay Lucena, sottolineando che «il tasso di partecipazione è stato alto e sorprendente». Secondo l’opposizione i dati ufficiali sono invece falsati. Tra i membri eletti figura la moglie del presidente Nicolás Maduro, Cilia Flores, e il numero due dello chavismo, Diosdado Cabello.

Il cardinale Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas e presidente della Conferenza episcopale venezuelana, ha detto che l’Assemblea costituente promossa da Maduro è «illegale perché non è stata convocata dal popolo». I vescovi venezuelani, ha aggiunto, «sono unanimi nel respingere la costituente, e chiedono al governo che cambi il suo atteggiamento», sottolineando che una riforma costituzionale «non servirà a risolvere i problemi del paese, anzi aggraverà lo scontro politico». La Chiesa venezuelana, ha concluso il porporato, «non è dalla parte dell’opposizione, ma appoggia la maggioranza del popolo» che «vuole che cambi il governo» e «vuole farlo in modo pacifico».

Sulla questione è intervenuto il segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, sottolineando che la Santa Sede si è impegnata molto per cercare una soluzione nella crisi del Venezuela, che deve essere «pacifica e democratica». L’iniziativa, ha aggiunto, è stata assunta «cercando di aiutare tutti, indistintamente, e richiamando ciascuno alle proprie responsabilità». Rispondendo ai cronisti sull’azione della Santa Sede, il porporato ha affermato che il criterio dev’essere solo il bene della popolazione. «Bisogna trovare — ha aggiunto il segretario di stato — una maniera pacifica e democratica per uscire da questa situazione, e l’unica strada è sempre la stessa: ci si deve incontrare, parlare, ma seriamente, per farne uscire un cammino di soluzione». La comunità internazionale ha quasi unanimamente condannato le violenze nel paese e gli Stati Uniti in una nota del Dipartimento di stato hanno stigmatizzato il voto per la costituente «concepita per rimpiazzare l’Assemblea nazionale legittimamente eletta e per minare il diritto del popolo venezuelano all’autodeterminazione». Washington ha prospettato la possibilità di «forti e veloci azioni» contro il governo del presidente Maduro. La portavoce del Dipartimento di stato Heather Nauert ha detto che gli Stati Uniti condannano «l’uso della violenza da parte del regime Maduro contro i cittadini che esercitano i loro diritti alla libertà di espressione, associazione e pacifica riunione». Caracas, ha concluso la portavoce, «ha messo da parte le opinioni e le aspirazioni del popolo venezuelano».

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