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San Giorgio
torna a splendere

· Completato il restauro dei mosaici della Rotonda di Salonicco ·

Dopo trent’anni di accurati restauri, sono stati smontati gli imponenti ponteggi che obliteravano la visione di uno dei complessi musivi tardoantichi più suggestivi e maestosi dell’ecumene cristiano, ovvero della cupola della Rotonda di San Giorgio a Salonicco.

Salonicco, Rotonda di San Giorgio. Particolare dei mosaici della volta (V-VI secolo)

Allo sguardo del visitatore si offre un tessuto musivo immerso in un brillante fondo dorato costellato di strutture architettoniche complesse e di una interminabile teoria di santi, che creano una splendida giostra, un prezioso padiglione ricco di colori e di luce.

Il recupero dell’immensa decorazione musiva rappresenta un centro di interesse privilegiato per il visitatore, che approda alla splendida città di Salonicco, un tempo Tessalonica, situata sull’antica via Egnatia, un tracciato che, allacciandosi idealmente alla via Appia, da Brindisi si collegava a Durazzo, in Albania, e quindi in Grecia, dove, appunto, passava per Tessalonica, giungendo, infine, a Costantinopoli. La città acquisì particolare importanza con l’imperatore Galerio (290-311), coreggente di Diocleziano, cesare della prima tetrarchia e augusto della seconda e terza tetrarchia, sino alla sua morte nel 311. Dell’attività costruttiva del tempo di Galerio rimangono, innanzi tutto, un celebre arco di trionfo e la Rotonda, appunto, che sorge nei pressi del palazzo imperiale.

La città di Tessalonica, definita da una cinta muraria dall’imperatore Teodosio (347-395), diverrà sede del prefetto dell’Illiria e, poi, un centro bizantino di ragguardevole estensione e potenza. Nell’area urbana c’erano un ippodromo e un palazzo imperiale, oggi perduti. L’arco, definito camara, e la Rotonda, sorta probabilmente come aulico ambiente civile, in seguito trasformata nella chiesa di San Giorgio e poi in moschea, documentano invece l’intervento tardoantico che, appunto, trova il suo cuore nella stagione galeriana.

L’arco quadrifronte fu eretto nel 305 per rievocare i fasti della vittoria dell’imperatore contro i persiani. La rotonda fu costruita proprio per volontà di Galerio nel 300, con un’intenzione puramente civile, ovvero come sontuosa aula di rappresentanza, dove era sistemato presumibilmente il trono imperiale. Nel vii secolo fu dedicata a San Giorgio, dopo essere stata consacrata, in successione, alla potenza divina e agli angeli. Si pensa che la prima funzione dell’edificio a pianta centrale fosse funeraria e che l’edificio fosse stato concepito come mausoleo dell’imperatore, in realtà sepolto a Romuliana, in Serbia. Altri studiosi, archeologi o storici dell’architettura, hanno ipotizzato che la prima destinazione dell’edificio fosse il culto di Zeus.

Alla fine del iv secolo, al tempo di Teodosio, fu trasformata in cappella palatina e, nel corso del v secolo, furono aggiunti il protiro, alcune tombe monumentali e, in seguito, un deambulatorio circolare.

L’apparato decorativo interno comportava l’uso di opus sectile nella porzione inferiore e di un tessellato musivo nella volta. Tale trattamento è difficilmente collocabile nel tempo e oscilla tra il v e il vi secolo. Il mosaico era costituito da tre ordini concentrici.

Nel clipeo centrale — oggi molto frammentario — si sviluppava una sorta di visione, che aveva come protagonista il Cristo crucifero sorretto da quattro angeli in volo.

Il registro inferiore è pressoché integro ed è caratterizzato da un fondo aureo contro cui si stagliano scenografiche architetture complesse e virtuali suddivise in otto scomparti.

Lungo questa organizzazione urbana, che vuole alludere a un meraviglioso luogo celeste, sfilano le immagini di santi oranti definiti da iscrizioni e coperti di pesanti e preziosi vestiti. Le figure solenni, ieratiche e avvolte da un’aura di mistero sembrano impersonare dei martiri militari.

Nel complesso, la scenografia decorativa vuole alludere a una teofanica parusiaca, ovvero alla seconda venuta del Cristo nella Gerusalemme celeste, trascinando figurativamente l’Apocalisse di Giovanni in un’atmosfera visionaria che, ancora oggi come al tempo del suo allestimento, incanta l’osservatore, avvolto da un sentimento di meraviglia e di stupore, ma anche di attesa della resurrezione finale, della luce abbagliante del giudizio estremo.

di Fabrizio Bisconti

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20 marzo 2019

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