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San Francesco e i Papi

· Nella biografia scritta tra il 1260 e il 1263 da Bonaventura da Bagnoregio e negli affreschi di Assisi attribuiti a Giotto ·

Nel sogno di Innocenzo III un poverello sosteneva la basilica del Laterano che stava per crollare

«La grazia di Dio, nostro salvatore, in questi ultimi tempi è apparsa nel suo servo Francesco». Queste parole, oggi così attuali, aprono la biografia di Francesco d’Assisi stilata nel 1260-1263 dal francescano Bonaventura di Bagnoregio. Parafrasano una frase neotestamentaria che allude all’ingresso di Cristo nella storia: «È apparsa (...) la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini e c’insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo» ( Tito , 2, 11-13). Questa frase è particolarmente familiare ai cristiani perché, dall’epoca paleocristiana fino a oggi, viene proclamata nella liturgia di Natale. Il teologo Bonaventura introduceva Francesco cioè in stretto rapporto a Cristo, identificando la vita del santo con quella del Salvatore nato da Maria. Allo stesso modo il celebre ciclo di affreschi commissionato dall’ordine trent’anni più tardi per la basilica d’Assisi, come già il testo bonaventuriano a cui essi s’ispirano fa vedere la grazia divina “apparsa” nell’uomo ritenuto allora alter Christus : Francesco.

Narrando di Francesco “l’altro Cristo”, gli affreschi di Assisi necessariamente illustrano anche del rapporto del Poverello con i vicari di Cristo che hanno accolto e promosso il suo carisma — un rapporto diretto che si estende dall’anno 1209, quando Francesco chiese a Innocenzo III l’approvazione della Regola, alla canonizzazione del santo per mano di Gregorio IX nel 1228. All’inizio del rapporto Francesco si reca a Roma per inginocchiarsi davanti al Pontefice; alla fine è il Papa a recarsi ad Assisi, dove celebra la messa sulla tomba del Poverello.

La storia di questo rapporto unico si apre con una visione notturna: come spiega Bonaventura, Innocenzo III «aveva visto in sogno come se la basilica del Laterano stesse per crollare e un uomo, poverello, modesto e dimesso, poggiata ad essa la sua spalla, la sosteneva perché non cadesse» ( Legenda maior , III, 10).

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20 luglio 2019

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