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San Filippo Neri
in visita a San Sebastiano

Nell’estate del 2012 i responsabili della Pontificia Commissione di archeologia sacra curarono un sistematico intervento di restauro, che recuperò un cubicolo della catacomba di San Sebastiano, frequentato, secondo la tradizione, da san Filippo Neri. L’ambiente, ora bonificato, era stato interessato da una monumentalizzazione già nel XVII secolo, come ricorda Giovanni Severano, che curò, come è noto, i testi della Roma sotterranea dell’archeologo maltese Antonio Bosio, il quale recuperò un cospicuo numero di catacombe romane, nel cuore del tempo della Riforma cattolica e che raccolse, nella sua monumentale opera postuma, uscita nel 1632, notizie e disegni eseguiti da antiquari e copisti del tempo, primi tra tutti il domenicano spagnolo Alfonso Ciacconio e il fiammingo Filippo de Winghe.

In quell’occasione, fu sistemato nel cubicolo un bel busto dello scultore barocco Alessandro Algardi, assai attivo nella corporazione dell’oratorio filippino. Ebbene, quella scultura scomparve e fu sostituita da un busto ottocentesco, pure esso restaurato, durante i recenti lavori di restauro del monumento.

La frequentazione dell’ambiente di San Sebastiano da parte di san Filippo Neri può essere agevolmente collocata negli anni ’30 del Cinquecento. Padre Francesco Cardoni, in occasione del processo di canonizzazione, ricorda che san Filippo si recava nelle “grotte” di San Sebastiano, nutrendosi di pane e verdure. L’affabulazione agiografica ha ambientato in un cimitero cristiano ipogeo della via Appia, forse proprio quello di San Sebastiano, un episodio estremamente suggestivo: san Filippo, alla ricerca del silenzio, del raccoglimento e della preghiera per i martiri delle catacombe, fu protagonista di un evento prodigioso, nel senso che la sua anima si espanse in maniera tale che gli si fratturarono le ossa.

Il cubicolo, da poco restaurato, poteva veramente essere il luogo dell’evento. Le catacombe di San Sebastiano, infatti, insieme a quelle di San Pancrazio, di San Valentino e di San Lorenzo avevano mantenuto dei tratti ancora frequentabili e non obliterati dagli interramenti avvenuti già agli esordi del v secolo, quando furono abbandonate in quanto luogo di sepoltura e sostituite dalla necropoli sopraterra, che si svilupparono specialmente attorno ai maggiori santuari romani.

Le catacombe di San Sebastiano — d’altra parte — più ancora di quelle vicine di San Callisto, indagate archeologicamente soltanto negli anni centrali dell’800 dal grande archeologo romano Giovanni Battista de Rossi, rappresentano un polo devozionale estremamente significativo, che congiungeva il ricordo di Pietro e di Paolo in un unico giorno, il 29 giugno, quando si festeggiava la memoria apostolorum, terzo luogo della venerazione per i principi degli apostoli, dopo quelli praticati al Vaticano e sulla via Ostiense.

Questo singolare culto, ricordato da una suggestiva iscrizione monumentale fatta incidere da Papa Damaso al suo calligrafo Furio Dioniso Filocalo, aveva conosciuto un primo grande exploit negli anni centrali del iii secolo, quando i pellegrini, confluiti nel “luogo santo”, per ricordare Pietro e Paolo, lasciarono centinaia di graffiti nelle pareti di un cortile definito triclia, dove si consumavano i refrigeria, ossia i pasti funebri in onore dei due santi.

Su questo organismo, Costantino fece costruire una monumentale basilica a forma di circo, per questo definita circiforme, del tipo sorto presso le tombe di San Lorenzo, dei Santi Pietro e Marcellino, di Sant’Agnese, di Papa Marco, mentre una sesta basilica lungo la via Prenestina rimane anonima.

Se il momento costantiniano monumentalizza la memoria apostolorum, nella catacomba fu realizzata anche una cripta ipogea, in onore del martire militare Sebastiano, di origine milanese, mentre della tomba del martire Eutichio, di cui è rimasta sino a noi la splendida epigrafe damasiana, non è stato rinvenuto il sepolcro, seppure si ritiene fosse collocato nella regione dell’ex Vigna Chiaraviglio, come suggeriscono le epigrafi e i graffiti scoperti durante gli scavi del passato prossimo.

Tutti questi centri cultuali dovettero attrarre il giovane san Filippo Neri, quando aveva ancora venti anni e frequentò questo oscuro complesso catacombale, in perfetta coerenza con lo spirito della Riforma cattolica, guidato dal cardinale Cesare Baronio, che riconduceva la fede verso la Chiesa delle origini, dei martiri, dei cristiani della prima ora.

di Fabrizio Bisconti

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14 novembre 2019

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