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In salvo ma non al sicuro

· Duemila persone soccorse in tre giorni nel Mediterraneo mentre si aggravano le condizioni di profughi e migranti nell’Unione europea ·

Sono oltre duemila i profughi e i migranti tratti in salvo negli ultimi tre giorni nel Mediterraneo, dove martedì si è consumata l’ennesima tragedia, con ventisei morti accertati e con forse duecento rimasti intrappolati in un barcone inabissatosi al largo delle coste libiche. Se l’impegno dei marinai, italiani e non solo, continua a significare salvezza per tanti infelici in fuga da guerre, persecuzioni e fame, non è certo una condizione di sicurezza quella che trovano mettendo piede sul suolo europeo.

Ne sta offrendo la prova, in queste settimane, la vicenda del terminal a Calais, in Francia, dell’Eurotunnel, il collegamento ferroviario sotto la Manica, dove una decina di persone sono morte nel tentativo di saltare sui treni diretti in Gran Bretagna. Così come a crescenti pericoli sono esposti i bambini arrivati in Grecia, il Paese che dall’inizio dell’anno ne ha accolti di più, seguito dall’Italia (rispettivamente 124.000 e 98.000, secondo i dati aggiornati diffusi ieri dall’alto commissariato dell’Onu per i rifugiati, mentre oggi Frontex, l’agenzia europea per il controllo delle frontiere, ha rivisto il numero al rialzo). L’organizzazione umanitaria Save the Children ha denunciato ieri per questi bambini un alto rischio di sfruttamento, abuso e malattie a causa del collasso del sistema ufficiale greco di accoglienza, dovuto alla crisi economica. Secondo l’organizzazione, soprattutto nelle isole del Dodecaneso, dove nel solo mese di giugno sono arrivati 4270 bambini, 86 dei quali non accompagnati, per la maggior parte profughi dai conflitti in Siria, Iraq e Afghanistan, le forniture di cibo, acqua, medicine e di un posto sicuro dove dormire sono molto al di sotto delle necessità.

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23 agosto 2019

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