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Salvate anche le ciabatte

· Madre Francesca Cabrini e la Grande guerra ·

«Intanto gli Italiani emigrati dei vari Stati d’Europa rimpatriavano. Oh! Le scene strazianti a cui si assistette quando venimmo chiamate da un comitato di Signori in aiuto loro per far partire i nostri connazionali del Belgio e della Francia allineati in lunghe file, uomini, donne, vecchi, bimbi d’ogni età affamati e spossati sdraiati sul nudo terreno accanto a fardelli, più o meno grossi, involti in sacchi o tele di cui non si poteva distinguere il colore, aspettavano da giorni il momento di essere mandati in Italia».

Madre Cabrinie

Questo scrivevano le Missionarie del Sacro Cuore di Gesù nell’agosto 1914 nelle loro Memorie, un libro che cercavano in ogni modo di tenere aggiornato per ordine di madre Francesca Cabrini, che voleva che la storia dell’Istituto delle Missionarie fosse conosciuta dalle religiose del futuro. E questo cercavano di far sapere le Missionarie alla fondatrice, che all’epoca si trovava negli Stati Uniti e che, suo malgrado, non riuscì a ritornare in Europa proprio a motivo della guerra.

Centinaia di lettere testimoniano che Francesca Cabrini viveva la guerra con la stessa intensità e sofferenza delle sue missionarie, una sofferenza acuita dalla lontananza ma mai offuscata nella sua lucidità e nella sua leadership che la rendeva responsabile sia di suore, alunne e orfane ricoverate nei suoi istituti, sia delle case e delle poche cose importanti che in trentacinque anni di fondazione le suore si erano procurate con immensi sacrifici. La corrispondenza era particolarmente fitta con le missionarie di Inghilterra, Francia e Italia.

«Preparare tutto in saccoccini che, un poco tutte, porterete dove sarà il posto più sicuro. Fate però tutto con calma e non abbiate paura. Girando per queste necessità sarà forse meglio che vi vestiate da secolari. Se la cosa si facesse seria dappertutto, potrete portare tutto qui». Così scriveva, ad esempio, la fondatrice a Madre Gesuina Diotti, sua principale referente a Roma. «Si sa che dovete stare bene informate di tutto alla giornata e prepararvi con prudenza alle evenienze, ma nell’istesso tempo conservate la calma dell’animo. Il Cuor SS. di Gesù è con voi e vi vuol tutte salve, e voi siate buone e pensate a salvare anche le ciabatte». La storia delle ciabatte richiamava le missionarie che erano state espulse dal Nicaragua nel 1894. In quell’occasione le suore, costrette dai soldati a lasciare il Paese, erano uscite di casa con le cose strettamente necessarie, ma una di esse aveva pregato il militare che la spingeva via a lasciarla rientrare un momento per prendere le ciabatte.

Madre Cabrini aveva in mente una soluzione molto concreta: se le cose si fossero messe troppo male, avrebbe fatto in modo di salvare tutte le suore e farle arrivare negli Stati Uniti. Offriva, addirittura, le sue case degli Stati Uniti per mettere in salvo il Papa, laddove fosse stato necessario: «Se poi anche l’Italia entrerà nella conflagrazione europea e le cose si faranno serie, allora sapete che qui ho posto per tutte. Mi sentirei di preparare il posto anche per il Santo Padre, diteglielo che offro le nostre Case e che specialmente quest’ultima di Dobbs Ferry sarebbe meno indegna dell’Augusta presenza del Santo Padre».

Maria Barbagallo

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15 novembre 2018

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