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​Salvare un patrimonio culturale

· Intervista a padre Columba Stewart ·


Padre Columba mentre studia dei manoscritti islamici provenienti da Timbuctù  (Mali, dicembre 2016)

«È emozionante pensare a un libro che tratta di guerre passate, portato ad Aleppo nel XX secolo da rifugiati, e poi di nuovo trascinato in una guerra». Così, parlando di un prezioso manoscritto sulle crociate custodito per decenni in Siria, padre Columba Stewart, monaco benedettino, è entrato sul tema della fragilità del patrimonio culturale durante le guerre. Dal 2003, Stewart è a capo dell’Hill Museum and Manuscript Library (Hmml), leader mondiale della preservazione fotografica di collezioni di manoscritti — in particolare quelli minacciati da guerre o disastri naturali — provenienti da Europa, Africa, Medio oriente e India. Fedele alla tradizione secolare benedettina di salvaguardia dei libri antichi, porta avanti una battaglia instancabile contro i crimini culturali nelle zone in conflitto.

Negli ultimi 14 anni, l’Hmml ha messo in salvo oltre 50.000 manoscritti, per la maggior parte cristiani. Che cosa contengono e quali sono le scoperte più importanti realizzate finora?

Coprono molti, moltissimi argomenti, ovvero tutto ciò che le persone in passato hanno ritenuto valesse la pena di scrivere in un libro. Come ci si può aspettare, sono per la maggior parte di genere religioso: Bibbie, libri liturgici, commenti biblici, omelie. Ma ci sono anche molta storia, filosofia, grammatica e altri argomenti. Digitalizziamo collezioni di manoscritti complete, di modo che possiamo avere la percezione di un’intera biblioteca e non semplicemente di singoli libri manoscritti. Abbiamo trovato opere finora sconosciute di famosi autori siriaci, importanti copie antiche di testi ben noti e molte indicazioni affascinanti che fanno capire quali manoscritti si è continuato a copiare nei secoli, talvolta perfino nel XX secolo, in luoghi in cui non era facile trovare un libro stampato. I nostri partner in Siria hanno digitalizzato l’unica copia completa di una cronaca mondiale siriaca del XII secolo, che narra come i cristiani mediorientali vissero l’arrivo dei crociati: essi furono puniti dai governanti musulmani locali per l’arrivo dei loro fratelli cristiani decisi a fare la guerra. Il manoscritto era rimasto a Edessa (Urfa), nel sudest della Turchia, fino a quando tutti i cristiani sono fuggiti dalle persecuzioni nel 1923 e sono andati ad Aleppo, in Siria, con i manoscritti e la chiave della loro chiesa. Il manoscritto è stato digitalizzato nel 2008 e ne è stato pubblicato un facsimile, poi è iniziata la guerra civile in Siria. Nel 2013 l’arcivescovo siro-ortodosso è stato rapito, insieme alla sua controparte greco-ortodossa. Di loro non si è più saputo niente.

Ultimamente avete avuto a che fare anche con manoscritti musulmani, poiché anch’essi sono minacciati dal terrore iconoclasta dell’Isis. Le è già capitato qualche caso particolare?

Lavoriamo con degli studiosi che conoscono bene le tradizioni e ci aiutano con la catalogazione. Anche questi manoscritti sono per la maggior parte religiosi — commenti sul Corano, sulla legge islamica, e così via — ma ci sono anche molte opere filosofiche. Un caso particolare sono i manoscritti di Timbuctù, dove abbiamo collaborato con partner locali su documenti d’archivio oltre che su libri manoscritti, sicché vi troveremo la storia delle genti di Timbuctù.

Come venite a sapere dei manoscritti nei numerosi paesi in cui operate e come li ottenete legalmente?

Ne veniamo a conoscenza attraverso i racconti di visitatori occidentali o da membri delle comunità alle quali i manoscritti appartengono. Lavoriamo direttamente con coloro che ne sono responsabili, firmando un accordo ufficiale che precisa tutti i loro diritti e ci dà il permesso di condividere le immagini con il mondo degli studiosi.

C’è un pericolo particolare per il vostro team nelle zone di guerra? Come viene affrontato sul campo?

Sono le persone locali a fare il lavoro, quindi sono loro a essere più esposte ai rischi quotidiani. I nostri partner in Siria e in Iraq si sono dovuti trasferire in luoghi o perfino in città diverse per ragioni di sicurezza. I manoscritti di Timbuctù ora si trovano a Bamako, la capitale del Mali, molto lontani da casa, ma in un luogo considerato più sicuro.

Come monaco benedettino, in che modo la sua vocazione la guida nella sua missione di custodia dei manoscritti?

Il nostro monastero ha fondato l’Hmml nel 1965 per tutelare l’eredità benedettina in Europa.

Come monaci siamo ben consapevoli di queste profonde radici storiche e consideriamo naturale prenderci cura della nostra eredità, che si tratti della terra su cui viviamo, dell’edificio che costruiamo o degli scritti del passato. Sono sempre cosciente del mio legame con i miei predecessori benedettini che hanno svolto un lavoro simile, copiando manoscritti nel medioevo, o con i benedettini mauristi nel XVII e XVIII secolo, che hanno setacciato l’Europa alla ricerca di manoscritti per farne edizioni stampate e sviluppare le fondamenta dello studio scientifico moderno dei manoscritti.

Lei ritiene che essere un monaco benedettino faciliti il suo lavoro e le sue relazioni con le popolazioni locali, in particolare con i musulmani?

È decisamente un vantaggio: essere monaco rende il fatto che io sia americano meno problematico di quanto talvolta possa essere in questi posti e dice alla gente che non lavoro per un tornaconto economico o per la gloria personale. Tra i musulmani l’impegno religioso è importante e lo rispettano.

Secondo lei, questo dialogo culturale con i musulmani per preservare una parte importante della loro eredità può aprire la strada a una maggiore comprensione reciproca?

Penso di sì, sia in termini di studio delle interazioni tra cristiani e musulmani nel passato sia per costruire relazioni pratiche, concrete, basate sul rispetto reciproco.

I manoscritti cristiani appartengono a culture cristiane diverse. Ha notato miglioramenti anche nel dialogo interconfessionale?

Faccio parte della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, quindi sono coinvolto in prima persona. È molto interessante essere collegato alla storia di queste comunità attraverso il lavoro sui manoscritti e al contempo imparare di più sulla loro situazione e le loro preoccupazioni attuali attraverso il dialogo.

Come i fedeli possono sostenere la sua opera?

Farei una semplice richiesta di preghiera e un invito a visitarci sul sito www.hmml.org o di persona nella nostra sede nel Minnesota. Il monastero ha una magnifica foresteria ed è un posto molto bello che ispira la preghiera.

di Solène Tadié

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