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Quei bambini figli del jihad che nessuno vuole

· Ad Aleppo un’iniziativa dei francescani di Terra Santa ·

«Un nome e un futuro» è il titolo del progetto che il vicario apostolico di Aleppo dei Maroniti, George Abou Khazen, il francescano fra’ Firas Lufti e il gran mufti di Aleppo hanno lanciato nei giorni scorsi con l’obiettivo di sostenere i bambini siriani dando loro un’educazione, un’istruzione e provvedendo ai loro bisogni più urgenti. Scopo dell’iniziativa è la realizzazione di centri di accoglienza e di formazione attraverso una campagna di raccolta fondi coordinata dall’associazione «Pro Terra Sancta», la ong al servizio della Custodia di Terra Santa. I progetti dell’associazione sono finalizzati al sostegno e alla formazione delle comunità cristiane, all’opera di conservazione e valorizzazione dei luoghi santi e di aiuto umanitario alle popolazioni in difficoltà.

«La raccolta fondi — ha spiegato all’Osservatore Romano Andrea Avveduto, responsabile della comunicazione dell’associazione “Pro Terra Sancta” — avverrà attraverso il coinvolgimento delle parrocchie, utilizzando i social media, inviando newsletter e promuovendo incontri e dibattiti al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sul dramma siriano».
Ad Aleppo sono centinaia i bambini “figli dello stato islamico” senza un’identità, mai iscritti all’anagrafe né andati a scuola e rifiutati totalmente dalla società; sono i bambini nati nel periodo dell’occupazione jihadista dai matrimoni temporanei o dalle unioni forzate, da stupri e violenze. «Vogliamo andare avanti ad aiutare i siriani e la Siria — spiegano dalla ong francescana — il paese dove i cristiani hanno cominciato a chiamarsi proprio con questo nome. Per questo nelle ultime settimane abbiamo voluto lanciare un nuovo progetto ad Aleppo che si prenderà cura dei bambini orfani, abbandonati dalle proprie famiglie e di tutti coloro che sono nati da stupri e abusi».

È, in sostanza, una parte della società che nessuno vuole guardare, un problema che spesso viene nascosto per non creare scandalo. In questi casi infatti, i bambini e le loro madri non ricevono nessun tipo di assistenza dallo stato (anzi, vengono guardati con ostilità perché considerati figli del peccato e non vengono iscritti all’anagrafe) e in tante occasioni vivono in condizioni terribili. Sono emarginati da tutti e bisognosi di tutto: di cibo, acqua, ma anche di un recupero psicologico e sociale. Per questo il vicario apostolico George Abou Khazen, fra’ Firas Lutfi e il gran mufti di Aleppo, hanno deciso di dar vita a questa iniziativa con l’auspicio che possa tamponare questa grave emergenza sociale.

di Francesco Ricupero

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21 novembre 2018

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