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Salta il summit sulla Siria

· ​Mosca e Washington sempre più lontane ·

Un tono «inaccettabile» che può provocare «grave danno» non solo al processo di pace in Siria, ma anche alle «relazioni bilaterali». Così il Cremlino ha definito ieri le recenti dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense Samantha Power al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una tensione che ha portato alla cancellazione del previsto summit sulla crisi in Medio oriente.

Soccorsi dopo i bombardamenti ad Aleppo (Ap)

Si susseguono intanto dichiarazioni e smentite. Mosca e Damasco «sembrano decisi a conquistare Aleppo procedendo alla sua distruzione» ha dichiarato il segretario di Stato americano, John Kerry. «Mentre sganciano bombe indiscriminatamente, uccidendo donne e bambini, è complicato parlare di un possibile governo di unità nazionale» ha spiegato Kerry, riferendosi alle dichiarazioni fatte qualche ora prima dal ministro degli Esteri siriano, Walid Al Moallem. Quest’ultimo ha detto che il cessate il fuoco sponsorizzato da Russia e Stati Uniti «non è morto» perché le comunicazioni tra Kerry e Lavrov continuano, e ha ribadito che il piano del suo governo per una soluzione del conflitto prevede «il referendum su una nuova costituzione, elezioni parlamentari e formazione di un governo di unità». Allo stesso tempo Damasco accusa gli Stati Uniti di essersi resi «volutamente complici» dei miliziani jihadisti, bombardando il 17 settembre scorso a Deyr Ezzor, nell’est della Siria, una base militare. Durante una visita a Teheran, la presidente del Parlamento siriano, Hedyeh Khalaf Abbas, ha detto che il governo ha «le prove di quanto afferma», e ha citato una presunta conversazione tra americani e jihadisti intercettata prima del raid. Washington sostiene invece che il bombardamento, in cui sono morti un’ottantina di militari siriani, è stato compiuto per errore.
Ieri il ministro degli Esteri di Mosca, Serghiei Lavrov, ha sottolineato che «è troppo presto per abbandonare l’accordo sulla Siria» raggiunto con gli Stati Uniti il 9 settembre. Il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, ha però affermato che per il momento «non ha senso» tenere un summit sulla Siria per procedere nell’applicazione delle iniziative concordate. E tra queste doveva esserci un’azione militare comune per colpire non solo il cosiddetto Stato islamico (Is), ma anche il Fronte Fateh al Sham (ex Al Nusra), che continuano a combattere fianco a fianco con i gruppi ribelli nelle province di Aleppo e Idlib.

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23 marzo 2019

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