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Salta il dialogo in Libia
mentre l’Is rialza la testa

· Annullata la conferenza di Ghadames promossa dall’Onu sul futuro del paese ·

Militari di Misurata (Afp)

Si rifà vivo anche il sedicente Stato islamico (Is), nel già caotico scenario libico prodottosi a seguito dell’offensiva militare del generale Khalifa Haftar. I miliziani dell’Is ieri hanno letteralmente messo a ferro e fuoco una località nel centro del Paese, dove si sarebbero registrate anche delle vittime. E certamente gli estremisti hanno accolto con molta soddisfazione anche la notizia che, com’era prevedibile, l’annunciata conferenza sul futuro della Libia, prevista da domenica nella cittadina di Ghadames, è stata annullata. L’Is, che ha rivendicato l’operazione, ha attaccato a Fuqaha, nel distretto di Jufra, 370 chilometri a sud di Sirte. Secondo alcune ricostruzioni, i terroristi sono arrivati di notte a bordo di tredici mezzi e avrebbero ucciso almeno tre persone, tra cui il sindaco, Ismail al-Sharif. Quindi avrebbero dato alle fiamme alcune abitazioni di poliziotti e la sede delle Guardie municipali del centro, il cui capo è stato rapito e poi liberato. Fuqaha, una delle ultime roccaforti dei seguaci di Gheddafi, era stato anche bastione dell’Is nel periodo, fra il 2015 e il 2016, durante il quale lo Stato islamico aveva sfruttato il vuoto di potere, creando un califfato attorno a Sirte e a Derna, da dove poi era stato respinto a seguito dell’azione congiunta delle forze armate di Misurata, di quelle statunitensi e della popolazione locale.

La notizia della rinuncia ufficiale alla conferenza di Ghadames è arrivata dall’inviato dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé. In queste condizioni, tra «bombardamenti d’artiglieria e raid aerei», non ci sono più sufficienti condizioni di sicurezza. Sebbene formalmente la conferenza sia solo rimandata «alla prima occasione possibile», è difficile fare una previsione circa una possibile data futura in cui fissare un nuovo incontro.

Lo scenario, come detto, è tutt’altro che confortante. Solo negli ultimi tre giorni gli scontri, nella serata di ieri ripresi nella zona di Qaser Bin Ghashir, a 25 chilometri dal centro di Tripoli, hanno causato 47 morti e 181 feriti. Nove i civili uccisi, tra cui due medici, mentre è cresciuto a circa 3.500 il numero degli sfollati. L’Esercito nazionale libico (Lna) di cui Haftar è comandante generale, ha subito la cattura di 23 soldati e 34 defezioni, mentre la coalizione di milizie che difende Tripoli e il premier Fayez al-Sarraj ha attaccato la base aerea di al-Watiya e distrutto autobotti nel centro del territorio libico. Alcuni mezzi dell’Lna sono stati catturati perché fermi senza carburante: una conferma del problema dei rifornimenti per le forze che puntano su Tripoli. Intanto l’aeroporto civile di Mitiga — l’unico funzionante della capitale, chiuso in seguito ai raid di Haftar — ha riaperto per i voli notturni e lo stesso Lna ha fatto capire che non intende colpirlo di nuovo.

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22 ottobre 2019

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