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Sale a 351 il numero
dei morti in Nicaragua

· ​Annunciato dall’opposizione un nuovo sciopero generale ·

Managua, 12. Almeno 351 persone sono morte e oltre 2100 sono rimaste ferite in Nicaragua a causa delle violenze che da mesi sconvolgono il paese. Lo rende noto un rapporto presentato dall’Associazione nicaraguense per i diritti umani Anpdh. La maggioranza delle vittime sono manifestanti civili che protestavano contro il governo del presidente Daniel Ortega, ha affermato nel corso di una conferenza stampa il direttore dell’Anpdh, Álvaro Leiva.

Il rapporto aggiornato dell’agenzia, che ha preso in considerazione il periodo che va dal 19 aprile al 10 luglio, rivela inoltre che 329 persone sono state sequestrate e 68 torturate dopo essere state catturate dalla polizia e dai paramilitari in diverse aree del paese.

La crisi in Nicaragua è iniziata il 18 aprile scorso con manifestazioni contro una riforma annunciata dal governo. Malgrado il provvedimento sia stato ritirato le proteste sono continuate. La violenta reazione delle forze dell’ordine ha contribuito a creare una situazione estremamente tesa. La Conferenza episcopale del Nicaragua (Cen) ha avviato una mediazione tra le parti che continuerà malgrado l’aggressione subita lunedì 9 a Diriamba dal cardinale Leopoldo Brenes, dal vescovo ausiliare di Managua, Silvio José Báez, e dal nunzio apostolico, Waldemar Stanisław Sommertag.

Sulla crisi del paese americano è intervenuto anche il segretario di stato, cardinale Pietro Parolin, sottolineando che «purtroppo ci sono questi gruppi di paramilitari che stanno seminando il terrore attivando e uccidendo». «Cerchiamo un dialogo che per il momento sembra poter riprendere, ma bisogna che ci sia la volontà di raggiungere un compromesso da entrambe le parti», ha aggiunto.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha esortato le parti a rispettare il ruolo di mediazione della Cen, ad astenersi dall’uso della violenza e a impegnarsi a partecipare al dialogo nazionale al fine di ridurre le violenze e trovare una soluzione pacifica all’attuale crisi. Guterres è «molto preoccupato» per «una situazione che ha seguito da vicino», ha affermato il suo portavoce Stéphane Dujarric.

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