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Saggio realismo

· A colloquio con Ernesto Galli della Loggia sul tema dello «ius soli» ·

L’alternativa all’integrazione è l’apartheid, in forma più o meno mascherata, scriveva Ernesto Galli della Loggia in un editoriale pubblicato sul «Corriere della sera» il 15 giugno scorso, intitolato Il realismo saggio sui migranti.

«L’ondata migratoria che sta arrivando sulle coste italiane — si leggeva nell’articolo — è il fenomeno potenzialmente più dirompente sul piano sociale e politico che il nostro Paese si trova ad affrontare dopo il terrorismo. Esso riguarda sì l’Africa e l’Asia ma riguarda innanzitutto l’Italia, l’Italia che non fa figli. Degli immigrati noi abbiamo bisogno: altrimenti nel giro di pochi decenni la nostra economia si fermerà, e saremo condannati a divenire una società di vecchi poveri, senza pensione, isterilita, priva di energie vitali, di creatività. La demografia non è una favola, è una scienza: senza l’immigrazione ci avvieremmo a una lenta ma irreparabile scomparsa».

Ma quanti dei nostri concittadini ne sono consapevoli? Non è accettabile, continuava lo storico, che milioni di uomini e donne giunti da fuori vivano in permanenza tra noi, ci diano il contributo del loro lavoro in condizioni di inferiorità, senza i nostri diritti, senza le nostre possibilità e le nostre speranze.

Il 13 ottobre la Camera dei deputati italiana ha approvato una nuova legge di cittadinanza all’insegna di uno ius soli temperato. Le nuove norme riguardano i figli di immigrati e prevedono che da ora in poi per diventare cittadino italiano non conti più solo lo ius sanguinis, il diritto del sangue, e cioè essere nato da almeno un genitore italiano, ma anche lo ius soli, il diritto del suolo e della cultura, cioè vivere e aver completato nel Paese almeno un ciclo scolastico. Se la legge passerà anche in Senato, i bambini nati o cresciuti in Italia potranno essere cittadini a tutti gli effetti.

“Senza percorsi giuridici di integrazione - spiega lo storico - non ci sarà pace sociale per i migranti, avremo milioni di persone di serie b in una società senza garanzie”. Quanto al problema del crollo demografico in Italia “si continuano a elencare statistiche ma nessuno fa nulla – continua Galli della Loggia - non ci sono politiche di sostegno alla natalità. Questa è una delle tante maledizioni del fascismo; il natalismo viene ancora considerato di destra, viene percepito come qualcosa di negativo da combattere, non da favorire. Servono politiche che aiutino la famiglia. Basti pensare alla politica degli asili nido, affidata ai comuni, con una disparità grandissima di opportunità fra Italia settentrionale e meridionale: una vera ingiustizia. Sulle questioni basilari come la salute e la tutela dell’infanzia dovrebbe esserci sostanziale identità di trattamento. In Francia, un Paese di tradizione democratica non particolarmente cattolico, le politiche nataliste ci sono e danno risultati. In Italia c’è un tabù ideologico molto forte da superare”.

di Silvia Guidi

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