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​Sacks, Darwin e il mistero
della coscienza

· Una raccolta di saggi del medico che sapeva trasformare i casi clinici in casi letterari ·

La notorietà di Oliver Sacks è tale che correva voce ricevesse duecento lettere alla settimana dai suoi lettori. Soffriva da nove anni di un melanoma agli occhi, che lo condusse alla morte nell’agosto di tre anni fa, quando la metastasi attaccò il fegato. Lavorò fino all’ultimo anno di vita, tanto che molti articoli vennero raccolti postumi in un libro. E pare che ancora molti inediti siano conservati.

Sacks in questa raccolta Il fiume della coscienza (Milano, Adelphi, 2018, pagine 213, euro 19) composta da dieci saggi, già pubblicati nella New York Review of Books — rivela la sua ecletticità: spazia dalla neurologia — disciplina da cui iniziarono i suoi studi — alla biologia marina, passando per la botanica, la fisica, la chimica, la paleontologia, le neuroscienze, sempre attraversando la filosofia. Dona anche al lettore le sue proprie esperienze, facendolo così entrare nel vivo dell’argomento: «Conoscere la mia unicità e la mia antichità biologica, sapere che sono biologicamente imparentato con tutte le altre forme di vita, mi riempie di gioia. Questa conoscenza mi radica, permette che io mi senta a casa nel mondo della natura, che io abbia una percezione del mio significato biologico — quale che sia il mio ruolo nel mondo degli esseri umani e della cultura. E benché la vita animale sia di gran lunga più complessa di quella vegetale, e la vita umana di gran lunga più complessa di quella degli altri animali, io riconduco questa percezione del significato biologico all’epifania di Darwin sul significato dei fiori, e gli indizi che io stesso ne colsi, in un giardino londinese, ormai quasi una vita fa».

Ogni pagina trasuda entusiasmo non solo per le scoperte ma per lo stesso eros primordiale della vita. La caratteristica del suo stile, l’immediatezza nel trasmettere concetti e nozioni scientifiche — per la maggior parte dei lettori conosciute solo per sentito dire e non per approfondimenti specifici — consente di lasciarsi trasportare nella lettura godendo della sua attenzione continua, diuturna, sui dettagli, delle ricche note e della vasta bibliografia.

Sacks costringe pure a ripensare un genio come Freud riportandolo ai suoi primi lavori di ricerca sulla neuroanatomia del pesce.

Il saggio La fallibilità della memoria tocca ogni persona e la esorta a rivedere i propri ricordi in una chiave matura e a valutare il rapporto con chi ci ha preceduto nella riflessione e con chi ci vive accanto: «Come esseri umani ci tocca una memoria fallibile, fragile e imperfetta — ma dotata anche di grandissima flessibilità e creatività. La confusione a proposito delle fonti, o l’indifferenza verso di esse, può essere un paradossale punto di forza: se potessimo identificare l’origine di tutta la nostra conoscenza, saremmo sopraffatti da informazioni spesso irrilevanti. Il disinteresse per le fonti ci consente di assimilare quello che leggiamo, quello che ci viene raccontato, quello che altri dicono, pensano, scrivono e dipingono, con la stessa intensità e ricchezza di un’esperienza primaria. Questo ci permette di vedere e sentire con altri occhi e altre orecchie, di entrare in menti altrui, di assimilare l’arte, la scienza e la religione attingendo alla cultura nella sua totalità, di penetrare e contribuire alla mente collettiva, al commonwealth della conoscenza. La memoria non emerge soltanto dall’esperienza, ma anche dal rapporto tra molte menti».

Le riflessioni sul plagio inquietano e costringono a osservare la propria memoria e a valutare seriamente la propria creatività: «Riguardando i miei vecchi taccuini, scopro che molti dei pensieri che vi ho appuntato restano dimenticati per anni, per poi riprendere vita ed essere rielaborati come fossero nuovi. Ho il sospetto che tutti incappino in tali dimenticanze, forse comuni soprattutto in chi scrive, dipinge, compone, giacché è probabile che la creatività ne abbia bisogno per riportare alla luce ricordi e idee, e osservarli in contesti e prospettive nuovi». Le basi fondamentali dell’omeostasi, del “fondamentale senso di come si sta”, sono un invito a guardarsi dentro e intorno per ritrovare un equilibrio personale, relazionale e con la natura che ci circonda.

di Cristiana Dobner

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21 marzo 2019

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