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Sacerdoti sempre disponibili

· Alla Penitenzieria apostolica il Papa raccomanda la presenza costante di confessori nelle chiese ·

I fedeli fanno spesso fatica ad accostarsi al sacramento della confessione. Papa Francesco lo sa bene e per questo invita soprattutto i confessori a «lavorare molto» sulla propria umanità «per non essere mai d’ostacolo» e favorire l’avvicinarsi dei battezzati alla misericordia e al perdono.

 Anzi, per rendere ancor più accessibile il sacramento della riconciliazione il Pontefice si raccomanda affinché in ogni parrocchia i fedeli sappiano quando possono trovare sacerdoti disponibili ad accogliere il loro pentimento.

Il Santo Padre ne ha parlato questa mattina, venerdì 28 marzo, ai partecipanti al venticinquesimo corso sul foro interno organizzato dalla Penitenzieria apostolica. L’udienza è stata in realtà il primo momento di una giornata interamente dedicata proprio al ministero della riconciliazione, il cui culmine sarà nella serata, quando Papa Francesco si recherà nella basilica vaticana per presiedere alla celebrazione della penitenza, nel corso della quale egli stesso confesserà alcuni fedeli. Non a caso, dunque, durante l’udienza il Pontefice ha proposto alcune riflessioni sul ministero della misericordia, «che — ha precisato — è tanto importante». Innanzitutto ha ricordato che il vero protagonista della riconciliazione è lo Spirito Santo. E compito del confessore è farne avvertire la presenza quando si accoglie il penitente.

A questo proposito il Papa ha ricordato che il confessore è come un «medico chiamato a guarire» e «come giudice ad assolvere». Il suo compito principale quindi è donare generosamente ai fratelli la riconciliazione che «trasmette la vita del risorto e rinnova la grazia battesimale». Un sacerdote che non ha questi obiettivi, ha avvertito, «è come un pastore che non si prende cura delle pecore che si sono smarrite» o come «un padre che si dimentica del figlio perduto e tralascia di attenderlo». Infine una raccomandazione per i confessori, invitati a «guardarsi dai due estremi opposti: il rigorismo e il lassismo», e a ricordare sempre che «la confessione non è un tribunale di condanna, ma esperienza di perdono e di misericordia».

Il testo integrale del discorso del Papa

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15 ottobre 2019

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