Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Sabato mariano

Tappa transilvana per Papa Francesco che, nel secondo giorno della sua visita in Romania, sabato 1° giugno, da Bucarest ha risalito il paese raggiungendo quel lembo della regione che si incastona tra i gruppi montuosi dei Carpazi orientali. Nonostante le avverse condizioni atmosferiche che hanno costretto gli organizzatori a variare il programma degli spostamenti, in mattinata il Pontefice ha raggiunto il santuario di Şumuleu Ciuc, nella città di Miercurea Ciuc, prima sosta di una giornata caratterizzata da una intensa impronta mariana.

Con lui, in una suggestiva cornice naturale — con i boschi e le due colline di Somlyó per metà immersi nella nebbia — circa ottantamila fedeli, secondo le fonti locali, hanno anticipato di una settimana il tradizionale pellegrinaggio che ogni anno compiono il giorno di Pentecoste. Il santuario sorge nell’arcidiocesi latina di Alba Iulia, in una zona storicamente caratterizzata da un crogiuolo di culture e dove la maggioranza della popolazione è cattolica ed è di origine ungherese, legata all’etnia Székely, che qui traducono “sicula”.

Partito da Bucarest alle 7.40, l’aereo papale è atterrato a Târgu Mureş, dove Francesco è stato accolto dal sindaco, dal presidente del Consiglio provinciale e dal prefetto del Consiglio. Da Tärgu Mureş, a causa del maltempo, il Papa non ha potuto utilizzare l’elicottero per raggiungere Şumuleu Ciuc, ma ha percorso in auto i circa 140 chilometri di strada che lo separavano dalla meta. Il Pontefice è arrivato al santuario — che in ungherese viene chiamato di Csíksomlyó — alle 11, accolto dall’arcivescovo di Alba Iulia György-Miklós Jakubínyi, dal sindaco di Miercurea Ciuc, dal presidente della regione e dal prefetto. Salito quindi sulla papamobile ha raggiunto la conca dove sorge l’altare “delle tre colline”. Il colpo d’occhio era notevole: una distesa di fedeli, punteggiata dai colori degli ombrelli e delle mantelline per la pioggia, lo attendeva. Incuranti del maltempo, dell’umidità, delle scarpe che affondavano nel fango, ma felici solo di poter accogliere il primo Pontefice giunto in questa regione periferica. Tanti — ci dice padre Ede Csont, uno degli organizzatori locali — come pellegrini sono giunti anche percorrendo molti chilometri a piedi. Erano registrati in oltre centomila: inevitabilmente le condizioni avverse hanno un po’ limitato l’afflusso, ma ugualmente hanno riempito il declivio della collina che fronteggia il grande altare in legno.

Tra gli applausi dei presenti l’auto con il Pontefice a bordo ha percorso i sentieri tracciati tra la folla. Intanto il coro intonava l’inno del santuario O mio Dio, protettore e mio aiuto.

Per accedere all’area della messa, i pellegrini hanno attraversato un tipico portale di legno, costruito per l’occasione dai giovani allievi della scuola popolare d’arte Vámszer Géza. Elemento caratteristico del paesaggio locale, esso è un simbolo dell’accoglienza e dell’ospitalità székely. Alto cinque metri e largo otto, ha intagliata una dedica riferita alla visita del Papa e un’iscrizione che recita: «Non essere giammai infedele, o fratello, alla sacra fede degli avi e alle radici della tua nazione».

E sulla strada d’accesso al monte Somlyó, di fronte all’altare papale, il Pontefice e i pellegrini hanno potuto leggere la monumentale scritta «Misericordia», realizzata per lo scorso giubileo straordinario e poi portata qui nel 2017. Ogni lettera è caratterizzata da un’immagine diversa e ha impresse citazioni tratte dalla Misericordiae vultus. Sulla lettera finale s’incontra l’immagine del servo di Dio Áron Márton, amatissimo vescovo di queste terre, che fu eroico difensore della fede e della comunità cattolica durante gli anni della persecuzione comunista.

Francesco si è aggiunto a loro, pellegrino fra i pellegrini, per “incontrare la Madre”. Costretto anche lui, in alcuni punti di accesso all’altare, a camminare nel fango. Fortunatamente, dal suo arrivo, ha smesso di piovere e le condizioni ambientali sono andate progressivamente migliorando, con la nebbia che si è alzata e ha lasciato libero il verde delle foreste della collina di Somlyó. Il Papa ha celebrato in latino la messa votiva di Maria Madre della Chiesa e, con il dono di una rosa d’oro, ha reso omaggio alla Vergine pregando davanti alla statua lignea che qui è oggetto di grande devozione. Realizzata ai primi del Cinquecento e miracolosamente scampata a un incendio nel 1661, raffigura la “Donna vestita di sole”. Solitamente è custodita nel santuario: per la prima volta nella sua storia è stata portata all’altare delle tre colline. La devozione popolare vuole che i fedeli compiano il pellegrinaggio alla venerata immagine per toccarla con la mano o con un fazzoletto, per implorare grazie e protezione. Il santuario quindi come “ospedale da campo” che custodisce la memoria del popolo e accoglie le gioie ma anche le lacrime e le suppliche dei fedeli.

Con il Pontefice hanno concelebrato, oltre ai porporati e ai presuli del seguito, il cardinale Peter Erdö, primate di Ungheria, e trenta tra arcivescovi e vescovi provenienti dalle diocesi della Transilvania, ma anche dalle vicine terre magiare. Tra loro anche i tre vescovi greco-cattolici ungheresi.

«Abbiamo pregato molto — ha confidato il cardinale Erdö — perché il Papa potesse arrivare qui in visita. È una benedizione per tutto il popolo che custodisce una fede profonda. Qui, tra l’altro, negli anni Quaranta, è nata la consuetudine di pregare i misteri della luce con il rosario. La presenza del Papa oggi alimenta in noi un impulso carismatico, la consapevolezza che il cristianesimo è capace di promuovere la riconciliazione tra i popoli. Il Papa ci aiuta a guarire le ferite e noi gli siamo grati».

Tra i presenti, anche il sindaco di Miercurea Ciuc, che Francesco ha salutato prima dell’inizio della messa, il primo ministro romeno Viorica Dăncilă e, come semplice pellegrino, il presidente ungherese János Áder.

La Transilvania è terra d’incontro di culture e di tradizioni, perciò durante la messa le letture e le preghiere dei fedeli sono state pronunciate nelle tre lingue usate di consueto nelle liturgie locali, l’ungherese, il romeno e il tedesco. Il Papa ha pronunciato l’omelia in italiano. Il testo è stato poi tradotto prima in romeno e poi in ungherese. La messa è stata accompagnata dal canto di un coro composto da adulti del paese di Somlyó e da bambini provenienti dalla vicina Şzovata. Accanto alla monumentale statua della Vergine, posta a lato dell’altare, dall’Ungheria è stata portata anche una reliquia del re Ladislao.

All’offertorio, fra i doni portati, un “pane dell’accoglienza”. A consegnarlo a Francesco sono stati un bambino e una bambina, orfani, che fanno parte della grande famiglia della fondazione San Francesco di Déva. Grazie all’impegno di fra Böjte Csaba, da oltre venticinque anni toglie dalla strada migliaia di minori in tutta la regione.

Al termine della celebrazione, il Pontefice è stato salutato dall’arcivescovo Jakubínyi, quindi ha impartito la benedizione.

Successivamente ha raggiunto la casa Jakab Antal Ház, a tre chilometri da Miercurea Ciuc. Gestita dalla Caritas diocesana di Alba Iulia, è intitolata al presule che fu arcivescovo dal 1980 al 1990. Anche Antal soffrì la persecuzione del regime comunista: detenuto in carcere per 13 anni dal 1951 al 1964, fu costretto ai lavori forzati in una miniera di piombo.

Nella casa Francesco ha salutato e benedetto un gruppo di persone con disabilità, lasciando in dono una rappresentazione lignea del Sacro Cuore di Gesù, che richiama un celebre olio ottocentesco di scuola portoghese. Quindi, dopo il pranzo, il Papa si reca in elicottero all’aeroporto di Târgu Mureş per trasferirsi in aeroplano alla volta di Iasi, dove presiede un incontro mariano con giovani e famiglie, nel piazzale del Palazzo della cultura.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

06 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE