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​Ruvidezza
e generosità di un prete

· In ricordo di Fiorenzo Angelini ·

La sera del 21 novembre, alla Pontificia università Urbaniana, è stato presentato il volume Fiorenzo Angelini. Prete romano aperto al mondo (Gorle, editrice Velar, pagine 340) curato dall’Istituto internazionale di ricerca sul volto di Cristo. All’incontro, moderato dal francescano conventuale Gianfranco Grieco, che ha scritto l’introduzione, sono intervenuti il cardinale prefetto della Congregazione per il clero, autore della presentazione che pubblichiamo in questa pagina, il presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani Filippo Maria Boscia e il direttore dell’Osservatore Romano.

Scorrendo queste pagine, che compongono un fedele ritratto della figura del cardinale Fiorenzo Angelini, viene d’istinto pensare che, per quanto ci si possa impegnare, la ricchezza di una vita — fra l’altro lunga e operosa — non potrà mai essere racchiusa nelle pieghe di un libro. Se poi si tratta, come in questo caso, di una personalità di così alta statura e dalle molteplici sfaccettature come quella in questione, tale convinzione trova un terreno ancora più fertile.

Pio xii recita la preghiera dell’Anno santo. Il primo sulla destra è monsignor Angelini  (19 marzo 1949)

Ciò non sminuisce il valore della presente opera, ma, al contrario, ne fa emergere la caratteristica probabilmente più importante: quella di essere un orizzonte aperto sulla vita e sul ministero del cardinale, quasi come un quadro che, attraverso diverse pennellate di colore, lascia intravedere una bellezza e una grandezza che rimangono “oltre” e che non potrebbe mai esaurirsi in un’opera letteraria né, tantomeno, essere imprigionata in una semplice narrazione biografica. In effetti, a ben guardare, questo libro si presenta così: una variegata armonia di voci e penne diverse, che tentano di raffigurare il cardinale che ha guidato l’Azione cattolica, conosciuto otto Papi e servito per una vita l’ambito della sanità.

Le pagine che seguono, infatti, danno spazio a svariate testimonianze e molteplici sensibilità, ma, soprattutto, raccolgono diversi generi letterari da cui emergono spaccati di vita quotidiana; omelie, riflessioni, racconti, esperienze personali e aneddoti che, mentre si celebrano i 100 anni dalla nascita, ne lasciano emergere non solo una fede fervida e uno zelante impegno apostolico, ma anche un tratto umano di grande spessore, nel quale una simpatica “ruvidezza” romana si mescola alla tenerezza sacerdotale, alla carità generosa e alla grande capacità di stabilire e coltivare amicizie. Ne viene fuori una figura ricca e complessa, che non può essere liquidata con superficialità e che, ancora oggi, continua a parlare e a seminare frutti in coloro che lo hanno conosciuto da vicino, in chi ha avuto la grazia di collaborare con lui e in chi non si è mai imbattuto con lui solo per sentito dire.

Queste pagine, in cui si alternano le firme di cardinali, vescovi, sacerdoti e laici e si articolano testimonianze personali intrecciate a riflessioni sulla vita e l’operato di Angelini, descrivono anzitutto un uomo e un prete animato dalla costante tensione di servire il Signore, caparbio ed energico nel portare a compimento le opere della carità, generoso nella sua adesione al Vangelo. E mentre i redattori del testo scrivono e raccontano, evocando non solo lo zelo dell’impegno apostolico ma anche la cordiale amicizia che il cardinale sapeva concedere, si riannodano anche i fili della sua vita sacerdotale: una vocazione vissuta sempre “tra la gente”, nelle borgate romane prima e negli ospedali dopo. Così, Angelini è in qualche modo immagine e simbolo di quella Chiesa che Papa Francesco ama spingere “verso le periferie dell’esistenza” e invita a essere un “ospedale da campo”, che cura le ferite del popolo di Dio con l’amore misericordioso del Padre e il balsamo del Vangelo.

Fu per questo che sua Eminenza seppe portare il profumo della carità di Cristo in mezzo al popolo di Dio: verso gli ammalati, di cui si fece servo indefesso, e verso i medici, che aiutò a crescere nella consapevolezza della loro delicata vocazione, esortandoli a servire i malati e a non dimenticare mai di mettere i pazienti al centro delle loro attenzioni e premure. Il contributo offerto mentre ricopriva il ruolo di presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari fu proprio quello della promozione di un nuovo approccio — profondamente umano e cristiano — alla malattia e agli ammalati; convinto com’era che la Chiesa e l’ospedale costituiscono un unico tempio, il cardinale aiutava i medici e i professionisti del settore a crescere nella consapevolezza che le specializzazioni scientifiche e gli strumenti tecnici non bastano da soli. Fu premura del cardinale coadiuvare e provocare costantemente l’attività dei medici, proponendo loro l’immagine di Gesù che “toccava” gli ammalati per guarirli; in tal modo, cercava di contribuire a creare una sanità dal volto squisitamente umano, in cui i pazienti non sono trattati come oggetti da laboratorio, ma vengono ascoltati, accompagnati e curati attraverso la tenerezza di un’umanità autentica e cristiana.

Composto da tre parti, introdotte fra gli altri dal cardinale segretario di Stato e dalla vicaria generale delle suore Benedettine riparatrici del santo volto madre Maria Maurizia Biancucci, il volume si conclude con una ricca appendice che offre i frammenti di un profilo umano, spirituale e culturale del cardinale, attinti dall’archivio privato, recentemente sistemato presso la casa delle suddette religiose, in via della Conciliazione, 15. Ma, se pure la lettura dell’opera spalanca come una finestra sulla vita e sul ministero di questo illustre figlio della Chiesa e cardinale romano, rimane pur sempre la sensazione che ci troviamo dinanzi a una bella umanità, ricca di fede e di carità, rispetto al quale un libro rimane sempre poca cosa.

di Beniamino Stella

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27 gennaio 2020

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