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Ruolo più incisivo per l’Unione africana

· Le decisioni del vertice dei capi di Stato e di Governo ·

La nomina a presidente della Commissione dell'Unione africana di Nkosazana Dlamini Zuma, ex ministro sudafricano degli Interni, non è solo una scelta di novità — è la prima volta che una donna è chiamata a guidare il massimo organismo continentale ed è anche la prima volta di un dirigente anglofono — ma una riprova dell'intenzione del Sud Africa, massima economia del continente, di rafforzare la propria leadership e con essa il ruolo dell'Unione africana stessa.

A questo confronto hanno dedicato analisi e commenti molti media africani. Secondo il kenyano «Africa Review», l’elezione di Dlamini Zuma e la conferma come vice presidente del kenyano Erastus Mwencha sono state il frutto di «un’intensa campagna diplomatica con l’invio di rappresentanti speciali sudafricani in diverse capitali», ma resta difficile la possibilità di Dlamini Zuma di garantirsi nel tempo l’appoggio dei Paesi che non l’hanno votata. Più netto il sudafricano «Daily Maverick», secondo il quale il Sud Africa ha avuto la meglio sull’opposizione di Kenya, Nigeria ed Etiopia, ma ora «l’ostilità generata dall’approccio aggressivo utilizzato da entrambe le parti rischia di far sì che le questioni sul futuro del continente siano dibattute con un’asprezza vista raramente prima d’ora».

Ciò potrebbe finire per compromettere l'affermata a volontà di rafforzare il ruolo e l'azione dell'Unione africana, mostrata al vertice non solo con le decisioni sulle istituzioni interne, ma anche con gli interventi nelle principali crisi del continente. In particolare è stato deciso di costituire una forza armata regionale per lottare contro i gruppi che destabilizzano l’est della Repubblica Democratica del Congo.

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20 ottobre 2019

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