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Rousseff presidente del Brasile che attende risposte

· Confermata di misura in un ballottaggio segnato dall’alto numero di astensioni ·

Brasilia, 27. Ci sono due dati che spiccano dai risultati del ballottaggio per le presidenziali brasiliane: l’esiguità della vittoria con cui Dilma Rousseff ha guadagnato altri quattro anni al Planalto e l’enorme numero di astensioni.

Se il primo dato — la presidente è stata confermata con circa 3,5 milioni di voti in più rispetto allo sfidante Aécio Neves (51,64 per cento contro 48,36), davvero un’inezia di fronte ai 143 milioni di aventi diritto — si spiega facilmente con la spaccatura cui la serrata campagna elettorale ha condotto Paese, un’analisi più approfondita meritano i 30 milioni di brasiliani che non si sono recati alle urne. Anche perché nel gigante sudamericano il voto è obbligatorio. E non nel senso generico come ad esempio accade in Europa, ma davvero: a chi non vota senza giustificazione non viene concesso il passaporto e può incorrere in tutta serie di complicazioni nella concessione del credito. Perché allora in tanti hanno scelto di astenersi? Forse perché, dopo un decennio di notevole espansione, una fetta sempre più ampia della popolazione comincia a percepire una distanza crescente con una politica che non pare più soddisfare le sue esigenze. Che sono poi le esigenze di un Paese artefice di grandi programmi di inclusione sociale, ma ora in difficoltà nel garantire il passo successivo: gli investimenti nelle infrastrutture e in servizi vitali come scuola, sanità e trasporti. È quella che da molti è stata definita la nuova classe media a pretendere un miglioramento sostanziale in questi settori. Soprattutto nelle grandi città, dove nei mesi scorsi si sono ripetute manifestazioni di protesta.

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24 marzo 2019

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