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Rousseff attende il voto

· Battute finali del dibattito sull’impeachment ·

«Oggi guardo dritto negli occhi chi mi accusa ingiustamente. Come in passato, resisto contro chi attenta allo Stato di diritto. Contro chi ha messo in piedi in Brasile un altro colpo di Stato, senza armi e carrarmati, un golpe parlamentare. Voi risponderete alle vostra coscienza, per questa morte politica della democrazia che state mettendo in piedi». 

Il presidente brasiliano risponde  alle domande dei senatori (Afp)

Sono parole forti quelle pronunciate dalla presidente brasiliana, Dilma Rousseff, nell’aula del Senato federale, la stessa che dovrà votare tra oggi e domani se mettere fine o meno al suo mandato. L’aula voterà a chiamata nominale sulla procedura di impeachment e quindi sulla possibile destituzione della leader del Partito dei lavoratori. Malgrado la forza emotiva della difesa, in un Senato pieno di tensioni, Rousseff non ha sostanzialmente cambiato linea rispetto alle accuse già lanciate nei mesi scorsi, dopo il 12 maggio, giorno in cui è stata avviata formalmente la procedura per impeachment. Poi, rispondendo alle domande dei senatori, è entrata nel merito delle accuse, cioè quella di aver truccato i conti pubblici, portando l’economia del Paese allo sbando. «Non ho commesso i crimini per i quali sono ingiustamente e arbitrariamente accusata» ha spiegato Rousseff, facendo appello «alle conquiste degli ultimi tredici anni a favore della popolazione, dei poveri e della classe media». Non è mancato un attacco diretto al nuovo Governo, quello presieduto dal suo ex alleato Michel Temer, esponente del Partido do movimento democrático. «Si tratta infatti — ha sottolineato Rousseff — di un Esecutivo di usurpatori, non c’è una donna. Proprio nella legislazione in cui i brasiliani per la prima volta avevano scelto come presidente una donna». Ora la parola spetta ai senatori. Le previsioni non sono a favore del presidente. Per la destituzione servono i voti favorevoli di 54 senatori su 81.

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