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​Rosmini educatore

· Un saggio sulle opere dedicate ai catechisti ·

Sugli scritti che Rosmini dedica al sapere catechetico, a lungo ritenuti minori, solo da qualche anno si va concentrando l’attenzione degli studiosi. Specialisti, ricercatori e docenti oggi li leggono come espressione di un un forte e coerente impegno educativo. Ottima guida alla lettura di Catechetica, che Città Nuova pubblica nell’edizione nazionale e critica delle opere del beato, è il saggio introduttivo di Eduino Menestrina, rosminiano e studioso del teologo roveretano (Roma, Città Nuova, 2018, pagine 568, euro 60): un’attenta curatela. 

Investitura di Agostino (Magonza, 1515 circa, particolare)

Il saggio contestualizza l’opera del Rosmini nella temperie culturale dei primi decenni dell’Ottocento e ricostruisce con competenza filologica e con passione lo sviluppo del pensiero catechetico e pedagogico di un autentico maestro.
Dall’altissima concezione che Rosmini ha del sacerdozio discende la sua azione pastorale, catechistica, sempre sostanziata di profonda sensibilità pedagogica. Scrive nei Discorsi sui doveri ecclesiastici che il sacerdote, quando offre il sacrosanto sacrificio «si offerisce in pari tempo sacrificato e morto insieme con Cristo».
E tutto questo non può fare un sacerdote “immortificato”: la mortificazione «è una virtù del tutto inerente al carattere sacerdotale» (ottava conferenza). Rosmini vuole un clero spiritualmente vivo. Lo vuole anche adeguatamente istruito (si pensi alla seconda delle Cinque piaghe). Agostino scrive al diacono Diograzia che gli chiede consigli su come catechizzare i “rudi”, gli incolti; Rosmini traduce la Lettera e nella dedicazione premessa alla prima edizione offre suggerimenti preziosi, un breve profilo storico della catechesi. Si sofferma in particolare sugli “audienti” e sui “competenti”. Il discorso di Agostino, tutto alimentato da riferimenti biblici, per metodo e contenuto gli appare adatto «anche a’ nostri tempi». Aggiunge che l’operetta del vescovo di Ippona, «gran lume» del mondo, «fu la prima di tutte, che le regole registrasse di quest’arte divina, ciò che le aggiunge un cotal merito e lode di originalità». Essa ispira tanti catechismi dell’età moderna.
Agostino dunque è modello esemplare. Rosmini non ignora altri maestri. Ammira san Carlo Borromeo , che «tutto in sé tenea lo spirito della Santa Chiesa». Ed è nota la sua stima per Francesco di Sales, Alfonso de’ Liguori, Filippo Neri. Il Menestrina, che fa opera di scavo nelle fonti e nella letteratura critica (le sue note, puntuali e chiare, arricchiscono il discorso), richiama l’attenzione sul metodo storico-agostiniano, sul Catéchisme historique di Claude Fleury, su Jacques Bénigne Bossuet, su Johann Michael Sailer.
Interessato anche allo stile, alla lingua. Su suggerimento dell’amico Manzoni il Roveretano procede a una revisione linguistica del suo catechismo. Invita maestri e predicatori a rimanere distanti dai dicitori falsi e ampollosi. Indica in Antonio Cesari un oratore “savio”. Raccomanda un linguaggio sobrio. E soprattutto ricorda che occorre predicare prima a se stessi e convertirsi: «allora comincieremo ad essere validi oratori, e fruttuosi per gli altri». Il catecheta si identifica nel catechista. Si legge nell’introduzione la testimonianza di san Giovanni Bosco: «Qualche volta mi aiutava a fare il catechismo ai miei ragazzi, e io ammiravo come quel grand’uomo sapesse abbassarsi tanto e mettersi alla portata dei miei poveri ragazzi, con una semplicità che incantava».
Dice a don Giovanni Stefani: è certo che «il maestro cristiano non dee né può avere altro esemplare diverso da quello che ha catechizzato tutta la terra, Gesù Cristo, mandato, come egli stesso annunzia, ad evangelizzare i poverelli, cioè ad istruire i poveri di scienza, e a consolare i poveri di beni veri col dono degli eterni». Egli «possedea veramente le parole della eterna vita (...) Scaldava il cuore co’ detti suoi, parlava con ardore e il suo parlare «era tutto spirito e vita».
I testi di Catechetica raccontano Rosmini. Raccontano Rosmini che ama il Salvatore e la sua Chiesa. Raccontano Rosmini tutto proteso alla salvezza delle anime. Raccontano il suo ardore, la sua dedizione, la sua pedagogia fondata sul dialogo. Menestrina ricorda che papa Francesco fa riferimento nella Veritatis gaudium a un Rosmini che, con carità spirituale e intellettuale, tende a una riforma radicale dell’educazione cristiana. Rosmini vuole apostoli e maestri santi. L’educazione è comunicazione di santità e di gioia. E l’uomo (la prima domanda del catechismo riguarda l’uomo: una svolta pedagogicamente significativa) trova la gioia nell’incontro con Dio, come sottolinea nella spiegazione del Pater.

di Francesco Pistoia

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19 marzo 2019

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