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Roque, Alonso, Juan e la conquistatrice

· I martiri del Paraguay canonizzati da Papa Wojtyła nel 1988 ·

Quasi tutte le missioni e riduzioni, nei diversi luoghi in cui si stabilirono definitivamente, divennero tali dopo che i missionari ebbero dato la loro vita come testimonianza della fede cristiana. Ciò si può osservare in tutte le missioni, dall’America settentrionale all’America meridionale. I missionari morirono vittime della loro carità, curando appestati o cercando di aprire la strada del Vangelo, sfidando l’ostilità delle tribù degli indios, le avversità e il rigore della natura selvaggia. Nel caso delle  riduzioni gesuitiche del Paraguay, oltre ai tre protomartiri gesuiti canonizzati da Giovanni Paolo II durante la sua visita nel 1988, i padri Roque González, Alonso Rodríguez e Juan del Castillo, l’elenco delle vittime di quell’impresa missionaria è molto lungo. Le riduzioni gesuitiche  nacquero dal sangue di numerosi martiri. Dal 1628 al 1763 i martiri gesuiti furono ventisei. Alcuni versarono il proprio sangue nell’area dei guaraní e lungo le rive dell’Alto Paraná. Altri soccombettero nella regione orientale chiamata di Itatines a opera dei mammelucchi, a nord del fiume Apa e sulle  rive del fiume Paraguay.

Un terzo gruppo cadde nel vasto territorio del Gran Chaco, da Tucumán a Santa Cruz de la Sierra, regione degli indios chiquitos. Alcuni furono uccisi dagli indios, a colpi d’ascia e crivellati dalle frecce; altri morirono sotto gli archibugi dei paolisti, altri ancora per i maltrattamenti e la fame.

Giovanni Paolo II, parlando di questi missionari protomartiri del Paraguay, il 16 maggio 1988, giorno della loro canonizzazione nel Campo Ñu Guazú di Asunción, disse che padre Roque González de Santa Cruz e i suoi compagni martiri Alfonso Rodríguez e Juan del Castillo «furono capaci di abbandonare la vita tranquilla della casa paterna, il loro ambiente e le attività che erano loro familiari per mostrare la grandezza dell’amore a Dio e ai fratelli. Né gli ostacoli di una natura selvaggia né l’incomprensione degli uomini né gli attacchi che venivano da coloro che vedevano nella loro azione evangelizzatrice un pericolo per i loro interessi, furono capaci di intimorire questi campioni della fede. Il loro slancio senza riserve li condusse al martirio, una morte cruenta che mai cercarono con gesti di sfida. Sulle orme dei grandi evangelizzatori furono umili nella loro perseveranza e fedeli al loro impegno missionario; accettarono il martirio perché il loro amore, nobilitato da una robusta fede e da una solida speranza non poteva soccombere neanche di fronte ai colpi dei loro carnefici. Così, come testimoni del comandamento nuovo di Gesù dettero prova con la loro morte della grandezza del loro amore».Bisogna  sforzarsi d’immaginare quell’area geografica, la difficoltà degli spostamenti, la mancanza di mezzi, le dure e faticose camminate in luoghi inospitali, solcando fiumi e incontrando popolazioni sconosciute, non sempre accoglienti e pacifiche, con lingue del tutto incomprensibili ai missionari, addirittura senza gli alimenti e i ripari necessari, per capire anche solo lontanamente le dimensioni umane di quell’avventura missionaria. Quei gesuiti pionieri passarono alla storia fondando le riduzioni, a cominciare da quella di Sant’Ignazio Guazú, che ne fu il prototipo, con un  piano urbanistico che servì da matrice alle successive riduzioni dei guaraní. Quella fondazione Roque González  «la costruì dalle sue fondamenta». Di lui scrisse il suo compagno, anch’egli gesuita, padre del Valle: «Il missionario è falegname, architetto e muratore, sa usare l’ascia e lavorare il legno e porta sul luogo di costruzione la coppia di buoi guidandola lui stesso.  Fa tutto da solo».

Era giunto a San Ignacio Guazú verso la fine del 1611. Il provinciale Diego de Torres, all’inizio del 1614, gli regalò un quadro della Pura e Immacolata Concezione, dipinto dal padre gesuita andaluso Bernardo Rodríguez. Quel quadro divenne il compagno inseparabile del futuro martire nelle sue peripezie nei successivi quattordici anni della sua attività missionaria. All’Immacolata padre Roque attribuì numerosi miracoli e conversioni e per questo le conferì l’appellativo di  «La Conquistatrice».

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