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Romantico e profetico

· Bicentenario della nascita dell’architetto inglese Augustus Welby Pugin ·

Con O’Connell e Newman contribuì a far uscire dalle catacombe i cattolici anglofoni del XIX secolo

Il duecentesimo anniversario della nascita di Augustus Welby Pugin (su di lui chi scrive ha pubblicato il libro The Pugins and the Catholic Midlands [Gracewing 2002]), il 1° marzo 2012, viene ricordato in Inghilterra e in Irlanda con la celebrazione di sante messe, la presentazione di libri, mostre e conferenze a Dublino, Birmingham, Cheadle, Nottingham e Ramsgate.

A dispetto del nome, che ricorda l’antichità pagana romana, Pugin fu uno dei più importanti convertiti alla religione cattolica del movimento romantico del XIX secolo. Come architetto e disegnatore caratterizzò la rinascita cattolica, rendendola per metà romantica — con un ritorno all’ideale di una Chiesa non toccata dalla Riforma protestante e dalla Rivoluzione francese — e per metà profetica, assicurando che i cattolici nel mondo anglofono potessero, almeno attraverso le loro chiese, sfidare il giogo sotto il quale li tenevano le diverse istituzioni protestanti. La sua eredità architettonica è presente in Inghilterra e in Irlanda, in Canada, in Australia (specialmente in Tasmania) e negli Stati Uniti.

Pugin fu educato dal padre nella tradizione del rilievo, per mezzo di misurazioni e di disegni, degli edifici e delle opere d’arte medievali. Era un eccellente disegnatore e trascorreva settimane e mesi in giro per l’Inghilterra e per il continente alla ricerca di quelle che definiva “autorità” per la rinascita dello stile gotico. Un intero libro di schizzi del viaggio a Norimberga del 1838 verrà pubblicato questa settimana dall’Irish Architectural Archive per accompagnare la mostra (aperta fino al 4 maggio) di Dublino «Celebrating Pugin».

Ancor prima di aver creato il suo primo edificio, una casa per se stesso, nel 1835, anno in cui si convertì al cattolicesimo, Pugin era diventato un’autorità nell’arte e nell’architettura medievali. Nel 1843 aveva già costruito 35 chiese, comprese cinque cattedrali, due delle quali in Irlanda. Ben due volte aveva proposto una serie di disegni importanti per la ricostruzione, da parte dell’architetto sir Charles Barry, del palazzo di Westminster a Londra, e a partire dal 1844 disegnò gran parte dei dettagli architettonici interni, delle decorazioni e del mobilio. Realizzò anche un progetto per la parte alta della torre campanaria, il famoso Big Ben, considerato oggi in tutto il mondo il simbolo della Gran Bretagna.

La sua seconda casa, St Augustine’s Grange a Ramsgate (1842-1844), divenne il modello per la riforma delle abitazioni del ceto medio del XIX secolo, poiché con esso si passava dalle file di case a schiera alle villette singole, facendo di lui il padre della periferia.

Pugin, però, era interessato più al lavoro per la Chiesa che a quello per lo Stato. A Ramsgate costruì e finanziò la chiesa di St Augustine (1843-1852), donata poi alla diocesi alla sua morte. S’inseriva nella tradizione dei mastri muratori medievali, i quali costruivano per la gloria di Dio e della Chiesa, firmando i suoi progetti non come “architetto” ma come “muratore”. Cercò dei patrocinatori e trovò un modello perfetto nel pio e generoso XVI conte di Shrewsbury, nel produttore di oggetti in metallo John Hardman e nel vescovo Thomas Walsh, realizzando per e con loro la prima cattedrale cattolica in Inghilterra dopo la Riforma, St Chad’s a Birmingham (1839-1841). Sosteneva che il suo «stile di architettura a punta [fosse] totalmente differente da qualsiasi costruzione “protestante”. Chiunque capirebbe a prima vista che questa è una chiesa cattolica». E di fatto lo era, con la schietta espressione della sua architettura in mattoni e con la facciata occidentale a doppia guglia, la navata centrale, le navate laterali e la profonda abside.

Ancor più cattolici erano gli splendidi interni, per i quali Pugin donò una statua tedesca della Vergine con Bambino , il conte un pulpito e il leggio — tutte opere d’arte del XV secolo — e John Hardman la transenna con il crocifisso (nel 1967 il vescovo demolì la transenna e vendette il leggio al Metropolitan Museum of Art di New York). Pugin supervisionò la progettazione e la realizzazione delle vetrate, gli schemi per la pittura del soffitto e delle pareti, l’encausto delle mattonelle per il pavimento, i lavori di ebanisteria e le parti metalliche per l’arredamento, i metalli preziosi per gli arredi sacri, i tessuti e i lini per i paramenti.

Il ventinovenne Pugin era già in grado di dominare la complessa decorazione che avrebbe poi caratterizzato il suo lavoro nel palazzo di Westminster.

La trionfale conclusione di tutto ciò fu la deposizione delle reliquie di san Chad, a lungo tenute nascoste dai cattolici dopo la Riforma e ora ospitate in un reliquiario nel baldacchino dell’altare maggiore, il tutto realizzato in base ai suoi disegni.

Più caratteristiche rispetto alle cattedrali furono le chiese parrocchiali di Pugin, delle quali St Giles, a Cheadle, nello Staffordshire (1840-1846) rappresenta l’apogeo, generosamente finanziata dal conte di Shrewsbury e costruita con la bellissima arenaria rossa della tenuta di Shrewsbury dagli artigiani della tenuta stessa. Qui la cultura delle cose antiche di Pugin, le sue forme architettoniche e la brillantezza decorativa mantengono un perfetto equilibrio, costituendo una delle più importanti opere dell’arte romantica. Il suo ritorno alla chiesa parrocchiale inglese dell’epoca di re Edoardo i (1297-1327) è «perfetto», come disse egli stesso, «un modello per tutti i bravi “uomini”», sia patrocinatori, sia architetti. I visitatori erano spinti a inginocchiarsi dalla sua intensità, poiché entrarvi era come entrare in un Libro d’Ore miniato medievale, Porta coeli , come esclamò Newman dinanzi al tramezzo della cappella del Santissimo Sacramento.

Pugin fu un importante liturgista e riformatore del culto, anticipando gran parte dell’impeto e del dogmatismo del movimento liturgico. Il suo libro The Present State of Ecclesiastical Architecture (1843) costituisce un vademecum della sua visione del rinnovamento liturgico. Ritornò alle fonti, analizzando chiese medievali, libri liturgici e commentari, paramenti e arredi d’altare. Eliminò i tabernacoli dagli altari maggiori, introdusse i leggii, il canto gregoriano e illustrò un messale inglese-latino. Censurò il minimalismo liturgico della messa letta e incoraggiò la messa solenne con canti gregoriani e i vespri rispetto alla benedizione.

La competenza architettonica e liturgica di Pugin si rivelò fin troppo bella per il clero che doveva confrontarsi con la realtà di città come Birmingham e, dopo la restaurazione della gerarchia in Inghilterra nel 1850, venne contestato apertamente da un gruppo legato a Wiseman, il cardinale arcivescovo di Westminster, il che fa pensare che poteva essere morto due anni dopo come un uomo abbattuto.

Di fatto, la morte prematura di Pugin nel 1852, a soli quarant’anni, diede inizio a una sua rivalutazione; come scrisse un giornale anglicano, l’«Ecclesiologist»: «abbiamo perso il genio architettonico più illustre e originale del nostro tempo». Le cattedrali di Enniscorthy e di Killarney in Irlanda, la cui costruzione era stata interrotta a causa della carestia, furono completate dal suo primo seguace irlandese, J. J. McCarthy, il “Pugin irlandese”. Questi aggiunse la cappella al grande St Patrick’s College a Maynooth (1845-1849) di Pugin.

Il figlio dello stesso Pugin, Edward, continuò il lavoro e costituì una partnership irlandese responsabile per la cattedrale di St Colman, a Cobh (1859-1919). John Denny, il suo addetto ai lavori a Cheadle, e l’architetto W. W. Wardell (il quale affermò che la sua conversione era merito di Pugin) arrivarono in Australia, dove Wardell avrebbe realizzato due cattedrali: St Patrick’s, a Melbourne (1858-1938), e St Mary’s, a Sydney (iniziata nel 1868 e infine completata nel 2000). Già negli anni Quaranta del diciannovesimo secolo Pugin aveva inviato modelli lignei di nuove chiese, insieme a paramenti “modello”, calici e altri oggetti liturgici, con il vescovo Robert William Willson, primo vescovo di Hobart, in Tasmania, dove si trovano importanti chiese nello stile di Pugin. Per lui Pugin e Hardman fusero un calice inviato dal Papa e lo rimodellarono in stile gotico.

Dall’Irlanda provenivano anche giovani seguaci che poi avrebbero avuto carriere straordinarie come architetti di chiese negli Stati Uniti: Patrick Keely, architetto della cattedrale della Holy Cross a Boston (1866-1875), e Jeremiah O’Rourke. Per costruire la cattedrale del Sacred Heart a Newark, nel New Jersey (iniziata nel 1899 ma completata solo nel 1952), il sacerdote committente e O’Rourke girarono l’Inghilterra e l’Irlanda alla ricerca del «Pugin più anziano».

Quando Pugin si convertì al cattolicesimo nel 1835, egli e tutti gli altri cattolici delle isole britanniche, chiamavano “cappelle” i loro umili luoghi di culto. Questa cittadinanza di seconda categoria derivava da secoli di persecuzione e di emarginazione dei cattolici nel mondo anglofono. Attraverso la sua architettura e la sua decorazione delle chiese, Pugin per lo meno rendeva le persone principi nelle proprie chiese. Nell’omelia in occasione della consacrazione della chiesa di St Mary a Derby, realizzata da Pugin, Wiseman identificò l’edificio come «il vero passaggio dalla cappella all’architettura sacra tra noi». Pugin era una di quelle persone che, come Daniel O’Connell, “il Liberatore”, e il beato John Henry Newman, fecero uscire i cattolici anglofoni del XIX secolo dalle catacombe per portarli alla luce.

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