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Roma in fotografia

· ​Si apre il 17 maggio una mostra sulla storia della città attraverso le immagini ·

Roma è da sempre nell’immaginario collettivo, cioè è un insieme di simboli e di ricordi a essa specifici e riconoscibili come un patrimonio comune. Avvicinarsi alla storia di Roma, città eterna, caput mundi , che è passata da pagana a cristiana, da urbe dell’Impero a borgo medievale, fino a divenire città pontificia, capolavoro barocco e metropoli odierna proiettata nel futuro, significa accostarsi a questo patrimonio, comprendere le vicende, le singole storie, gli avvenimenti che l’hanno resa unica, nella buona e nella cattiva sorte. 

Pio x nei Giardini vaticani, 1905 © Fotografia Felici

Intorno alla metà del XIX secolo un nuovo mezzo di riproduzione, potente, capace di andare oltre i linguaggi e le culture con una sintesi immediata che parla a tutti, iniziati e non, ha cominciato a dare una visione intatta di Roma, nei suoi diversi significati, condensata e sintetizzata in un unico “scatto”: è la fotografia, il cui linguaggio si è modificato nel corso dei secoli, fino a proporre ulteriori visioni nel Terzo Millennio. 

Un alfabeto della fotografia interamente dedicato alla città eterna, nell’impresa di “abbracciare” il suo patrimonio e la sua storia, è l’obiettivo perseguito nella mostra dal titolo evocativo, «Alfabeto Fotografico Romano», che sarà visitabile dal 17 maggio al 2 luglio a Palazzo Poli, sede della Regia calcografia nazionale, oggi Istituto centrale per la grafica, organizzatore dell’iniziativa insieme all’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione. 

Trenta, tra archivi fotografici e fototeche di istituzioni culturali nella città di Roma — e non solo, vista la presenza dei Musei Vaticani — hanno unito le forze proponendo e articolando la mostra fotografica in ventuno temi, uno per ogni lettera del nostro alfabeto: Acque, Bellezza, Cronaca, Danni, Esplorazioni, Feste, Giochi, Habitat, Incontri, Lavoro, Mostre, Nudo, Oltremare, Potere, Quotidianità, Radici, Spettacoli, Trasporti, Urbanistica, Viaggi, Zibaldone. Parole che non definiscono né categorie né generi fotografici ma sono piuttosto evocative e motivo di suggestione per sondare nella “memoria” depositata e conservata negli archivi e riportare in evidenza, e all’attenzione di un pubblico più ampio, storie, fatti, oggetti, opere, autori, personalità, relazioni, spesso sconosciuti e inesplorati, ancora più spesso imprevedibili o inimmaginabili nei contesti in cui, tuttavia, talvolta ne è rimasta traccia. 

I curatori, Maria Francesca Bonetti e Clemente Marsicola, hanno selezionato temi e immagini insieme ai responsabili delle principali raccolte fotografiche conservate presso Soprintendenze, Musei, Biblioteche, Archivi, Accademie e Istituti sia italiani che stranieri, Museo di Roma, Palazzo Braschi, la Biblioteca Hertziana, la British School of Rome e i Musei Vaticani. 

Attraverso un percorso unitario e integrato di oltre 250 opere, la mostra evidenzia la storia della fotografia, dalla sua produzione alla sua divulgazione in ambito istituzionale. Dai pionieri, che ripresero e distribuirono in Europa le immagini di Roma, dei suoi monumenti, delle numerose opere d’arte nelle principali collezioni museali, come Eugène Constant, James e Domenico Anderson, Adolphe Braun, Giorgio Sommer, seguiti da Romualdo Moscioni e John Henry Parker — l’archeologo inglese che tra il 1864 e il 1877 fu tra i primi a commissionare campagne fotografiche relative agli scavi e alle antichità romane — fino a Giovanni Gargiolli, che aprì il XX secolo come direttore del Gabinetto fotografico nazionale. A seguire molti altri, tra cui viaggiatori ed esploratori, professionisti del ritratto, fotografi di scena, amatori e fotoreporter, fino ai grandi fotografi del Novecento, come David Lees, il fotografo di Life, e contemporanei, quali Luigi Ghirri, Elisabetta Catalano, Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Olivo Barbieri, Letizia Battaglia e altri ancora. 

di Paola Di Giammaria
Responsabile Fototeca Musei Vaticani

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25 aprile 2019

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