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Rohingya senza pace

· Rapporto dell’Onu sulle discriminazioni contro la minoranza musulmana nel Myanmar ·

Le gravi violazioni e le discriminazioni contro la minoranza musulmana dei rohingya in Myanmar potrebbero costituire crimini contro l’umanità. 

Lo denuncia un rapporto dell’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani. I rohingya — afferma una nota pubblicata ieri a Ginevra — sono vittime di misure quali la privazione arbitraria della nazionalità, severe restrizioni alla libertà di movimento, minacce alla vita e alla sicurezza, negazione dei diritti alla salute e all’istruzione, ma anche lavoro forzato, violenza sessuale, limitazioni dei diritti politici. A quattro anni dalle gravi violenze del 2012 nello Stato di Rakhine, circa 120.000 rohingya vivono ancora in campi per sfollati interni. Vi è inoltre un aumento — secondo l’Onu — dell’incitamento all’odio e all’intolleranza religiosa da parte di organizzazioni buddiste ultra-nazionaliste. Il nuovo Governo ha ereditato una situazione in cui «le leggi sono concepite per negare i diritti alle minoranze» e «l’impunità per gravi violazioni contro queste comunità incoraggia la violenza contro di loro» dice l’Onu, avvertendo che non sarà facile correggere una «discriminazione così radicata», ma che deve essere «una priorità assoluta».

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19 luglio 2019

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