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Road map turca per uscire dalla crisi libica

· Una nave del Pam con viveri e medicinali giunta nel porto di Misurata ·

Il primo ministro turco, Recep Tayyp Erdogan, ha chiesto ieri sera alle truppe fedeli al colonnello Muammar Gheddafi di ritirarsi dalle città ribelli che hanno posto sotto assedio. «Deve essere subito attuato un vero cessate il fuoco e le unità militari di Gheddafi devono togliere l’assedio da alcune città e ritirarsi», ha detto Erdogan in una conferenza stampa trasmessa in diretta dalla televisione turca, nel presentare quella che ha chiamato una Road map del proprio Governo per porre fine alla crisi libica. Il premier turco non ha precisato quali città sono interessate dalla sua richiesta. Erdogan ha anche sollecitato l’allestimento di spazi umanitari sicuri per portare aiuti al popolo libico.

Un portavoce degli insorti ha però respinto la proposta di mediazione del premier turco e ha ribadito che il Consiglio nazionale di transizione, l’organismo che controlla parte del Paese, non intende negoziare con Gheddafi. «Rispettiamo la posizione del popolo turco ma non riteniamo che la proposta di Erdogan rifletta quella del popolo turco», ha detto Ahmad Bani in dichiarazioni all’emittente satellitare araba Al Arabiya. Erdogan «probabilmente — ha aggiunto Bani — ha espresso un suo interesse personale perché, quanto a noi, abbiamo già detto che non vi sono possibilità di trattative prima che Gheddafi e i suoi familiari lascino il Paese». A Bengasi è giunta una delegazione dell’Unione europea. «Siamo qui — ha affermato Agostino Miozzo che guida la delegazione — per incontrare le autorità locali, la società civile, le associazioni delle donne e soprattutto quelle dei giovani», perché sin da ora «è importante guardare oltre questo momento di aiuto umanitario».

Il fronte della battaglia si è ieri esteso anche ai campi petroliferi nel sud del Paese, con uno strascico di accuse dal regime di Tripoli alla Nato, che le ha rispedite al mittente. Nel frattempo, i comandi militari statunitensi ritengono improbabile che i ribelli libici riescano ad averla vinta sulle truppe di Gheddafi. A esprimere la preoccupazione per un stallo militare — la Nato parla di una situazione fluida — è stato il generale Carter Ham, capo del comando statunitense per l’Africa, che guidò la prima fase dell’offensiva internazionale contro il raìs. Lo stallo nel conflitto libico, e i ricorrenti episodi di «fuoco amico», costringono la diplomazia internazionale ad accelerare gli sforzi per arrivare a una soluzione pacifica del conflitto libico.

Intanto, a Misurata la crisi umanitaria è sempre più drammatica. Isolata da settimane per l’assedio delle forze governative — che oggi stanno avanzando in direzione della zona est — la città è raggiungibile solo dal mare. Nelle ultime ore, una nave del Programma alimentare dell’Onu (Pam) con viveri, medicinali e alcuni medici è giunta nel porto. «Si tratta di un notevole successo per le operazioni umanitarie in Libia che ci permette di raggiungere decine di migliaia di persone intrappolate in una delle zone dove i combattimenti sono più feroci», ha reso noto a Ginevra il direttore esecutivo dell’organizzazione, Josette Sheeran.

La Marianne Danica, l’unità noleggiata dal Pam, ha attraccato nel porto della città libica con a bordo circa 600 tonnellate di generi di prima necessità come farina, olio vegetale e biscotti ad alto contenuto proteico: abbastanza, stima il Pam, per sfamare circa 40.000 persone per un mese. I medicinali e le attrezzature sanitarie portate a Misurata dalla nave del Pam, precisa il comunicato, sono state fornite anche dall’Unicef, il fondo dell’Onu per l’infanzia, e dall’Organizzazione mondiale della sanità. Ma gli aiuti giunti con la nave del Pam restano poca cosa per una popolazione di 300.000 abitanti. Questa mattina, lo scalo è stato peraltro chiuso a lungo, a causa del fuoco di sbarramento dell’artiglieria di Gheddafi. E non solo. Anche il mare in tempesta impedisce di partire alle imbarcazioni che da Bengasi, roccaforte degli insorti, vorrebbero affrontare le 240 miglia di distanza per portare soccorso alla popolazione di Misurata, e magari anche armi e combattenti volontari.

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