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Doppia rivendicazione per l’attentato a Quetta

· Il cordoglio del Papa per l’insensato e brutale atto di violenza ·

«Un insensato e brutale atto di violenza»: così il Papa ha definito la strage compiuta ieri all’ospedale di Quetta, capoluogo della provincia del Baluchistan nel Pakistan sud-occidentale, che ha provocato la morte di 90 persone. In un telegramma di cordoglio a firma del cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il Pontefice si dice «profondamente addolorato» per l’attentato in Pakistan e «invia sentite condoglianze ai parenti delle vittime, alle autorità e all’intera Nazione, mentre assicura le sue preghiere per i numerosi feriti».

L’attentato è stato rivendicato sia dal cosiddetto Stato islamico (Is), sia dalla fazione dei talebani pakistani Jammat-ul-Ahrar (JuA). Questi ultimi si erano attribuiti anche la strage in un parco giochi di Lahore della scorsa Pasqua in cui morirono 75 persone, per la maggior parte donne e bambini.
Intanto, mentre anche le scuole della provincia resteranno chiuse in segno di lutto, gli avvocati pakistani hanno deciso di boicottare oggi i procedimenti giudiziari in segno di protesta per questo ennesimo attentato suicida. Molte delle vittime, infatti, erano avvocati che si trovavano nell’ospedale per l’ultimo saluto il presidente dell’associazione degli avvocati del Baluchistan, Bilal Anwar Kasi, anch’egli vittima di un agguato qualche ora prima.
Sì è trattato di un piano studiato nei minimi particolari. I terroristi hanno prima lanciato un commando armato che ha assassinato il noto legale. Poi, mentre la notizia dell’omicidio si diffondeva velocemente negli ambienti giudiziari della città, ha ordinato a un attentatore suicida di mescolarsi fra la folla di avvocati e giornalisti riunitasi vicino al pronto soccorso dell’ospedale civile di Quetta per seguire da vicino la tragica vicenda. È stato qui che l’attentatore suicida, a un segnale convenuto, ha attivato gli otto chili di esplosivo e le decine di biglie d’acciaio che portava nel giubbetto provocando l’ennesima strage di persone indifese.
Le dirette delle numerose televisioni presenti sul posto hanno immediatamente portato nelle case le scene di caos, distruzione e morte, con numerosi cadaveri a terra, e con le persone ferite che chiedevano aiuto o cercavano di allontanarsi, fra fumo e macerie, dal luogo dell’attentato.
Fra le vittime, oltre a un gran numero di avvocati riconoscibili per la divisa nera, ci sono stati anche due cameramen delle televisioni Aaj e Dawn giunti fra i primi all’esterno dell’ospedale dove si trovava la salma di Kasi.
Mentre il governatore del Baluchistan, Sanahullah Zehri, ha accusato i servizi di intelligence indiani di essere dietro l’attentato, il premier pakistano, Nawaz Sharif, recatosi a Quetta, ha decisamente condannato l’attentato, assicurando che i responsabili «saranno assicurati alla giustizia». Da parte sua il comandante in capo delle forze armate, generale Raheel Sharif, ha ordinato ai corpi speciali antiterrorismo di intervenire in Baluchistan per un rastrellamento teso a localizzare ed eliminare gli autori dell’efferato attacco terroristico.

Gli Stati Uniti «condannano nei termini più forti l’orribile attacco suicida di ieri a Quetta», sottolineando come il fatto che abbia preso di mira un ospedale dove erano riuniti avvocati che piangevano la morte di un collega «lo rende ancora più atroce». «Gli Stati Uniti — si legge in una nota dell’ufficio stampa della Casa Bianca — restano impegnati nella partnership contro il terrorismo con il Pakistan».

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