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Rivelazioni come schiaffi

· ​Il sacrificio di Odoardo Focherini nello sguardo della figlia Olga ·

Olga ha quattordici anni quando suo padre viene arrestato e, ancor più del dolore che prova, è il suo smarrimento a dare la misura della tragica insensatezza dell’ultimo conflitto mondiale. «In quel momento — racconta nel libro postumo, curato dal figlio Odoardo Semellini, Questo ascensore è vietato agli ebrei (Bologna, Edizioni Dehoniane, pagine 140, euro 12) — mi si ribaltano tutti i parametri, si capovolgono i miei riferimenti: un padre buono, bravo, stimato, religiosissimo, in galera? (…) Non capisco più chi siano i buoni e chi siano i cattivi». 

Campo di Fossoli; alla retedi recinzione, Focherinie la moglie Maria si davano appuntamento

Suo padre è Odoardo Focherini, giusto tra le Nazioni, proclamato beato nel 2013. Un uomo appassionato della vita e del Vangelo, padre di sette figli, ucciso a 37 anni nel lager tedesco di Hersbruck, dopo aver posto in salvo più di cento ebrei. La sua attività clandestina, sostenuta dalla moglie Maria Marchesi, si svolge in collaborazione con la Delasem (Delegazione per l’assistenza agli emigranti ebrei), soprattutto in Emilia, dove tra Carpi e Mirandola vive la famiglia Focherini. E va di pari passo con un’intensa attività apostolica, sia in seno all’Azione cattolica, sia come giornalista. Odoardo, corrispondente da Carpi dell’«Osservatore Romano», diventa collaboratore assiduo e punto di riferimento fondamentale dell’«Avvenire d’Italia», soprattutto negli anni critici della guerra. Il suo coraggio, già oggetto di altre pubblicazioni, viene qui ricostruito attraverso lo sguardo di una ragazzina, segnata profondamente dalla scelta del padre.
Olga è la primogenita e insieme a sua sorella Maddalena è l’unica a poter serbare un ricordo vivo di quanto accade nella sua famiglia nel 1944 — arrestato l’11 marzo, Focherini morirà il 27 dicembre. Gli adulti non le danno spiegazioni chiare e lei giunge da sé alla verità: parole ascoltate per caso, frasi lasciate in sospeso, rivelazioni che colpiscono come uno schiaffo. È intimorita dagli strani ospiti che, taciturni e sfuggenti, arrivano a casa e intrattengono con i genitori lunghe conversazioni a porte chiuse. Capisce subito che l’arresto ha a che fare con loro, ma non sa in che termini interpretare le lettere di suo padre, stravolte dalla censura o camuffate dalla cautela di chi scrive.
Odoardo Focherini riesce a mandare dalla prigionia e dai campi di concentramento centinaia di lettere (ne rimangono solo 166), un epistolario che per le sue dimensioni rappresenta probabilmente un caso unico in Europa. Scrive con più facilità all’inizio quando è detenuto in Italia, con più difficoltà dopo la deportazione in Germania. Scrive attraverso i canali ufficiali e scrive, soprattutto, messaggi clandestini, la cui consegna è pagata a caro prezzo o affidata alla generosità di amici e concittadini. «Il Signore — si legge in una lettera a Maria — accettando questo sacrificio più tuo che mio, lo ricambi evangelicamente in tante benedizioni e in tante grazie per tutti».

di Silvia Gusmano

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23 ottobre 2019

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