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Riunione dell’Onu
sul Venezuela

· Dopo i disordini che hanno causato 26 morti ·

Riunione di emergenza sul Venezuela, oggi, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Sul tavolo, l’escalation di violenze che hanno segnato nei giorni scorsi tutto il paese sull’onda di un repentino inasprimento della crisi politico-istituzionale.

A meno di 48 ore dai disordini che hanno causato ventisei morti e centinaia di feriti, non si placa la tensione tra i sostenitori di Nicolás Maduro, rieletto per un secondo mandato in un voto apertamente contestato da parte della comunità internazionale, e quelli del presidente dell’Assemblea nazionale, Juan Guaidó, rappresentante dell’opposizione, che due giorni fa ha giurato come capo dello stato ad interim durante una manifestazione a Caracas. La commissione per i diritti umani dell’Organizzazione degli stati americani (Osa) ha espresso oggi la necessità di misure precauzionali per Guaidó e la sua famiglia. Secondo l’organismo, l'integrità e la libertà personale del capo dell’opposizione venezuelana sono «a rischio grave e urgente». La commissione ha quindi sollecitato le autorità venezuelane ad adottare le misure necessarie a proteggere Guaidó, precisando tuttavia che questa richiesta non è affatto un implicito riconoscimento della legittimità del mandato di Maduro.

«L’appoggio della comunità internazionale è molto importante, perché qui si tratta di ristabilire il rispetto più basilare dei diritti umani» ha dichiarato Guaidó in un’intervista al quotidiano italiano «La Stampa». «L’Ue potrebbe rappresentare un’istanza fondamentale, se il regime non accettasse la transizione, sollevando con la sua autorità la questione dei diritti umani in Venezuela davanti alle corti internazionali» ha aggiunto. «L’elezione di Maduro è illegittima perché il voto dell’anno scorso ha violato le regole della democrazia. La Costituzione mi dà il diritto di assumere la carica di presidente ad interim, per convocare entro trenta giorni nuove elezioni legali» ha spiegato Guaidó, che poi ha annunciato «una grande manifestazione con cui esigeremo l’uscita di scena dell’usurpatore».

Ieri il ministro della comunicazione del governo Maduro, Jorge Rodríguez, ha lanciato gravi accuse nei confronti del presidente dell'Assemblea nazionale, chiamandolo «bugiardo» e affermando che sarebbe «al centro di un complotto per rovesciare l’esecutivo». Maduro stesso ha denunciato il tentativo di un colpo di stato, dicendo di volersi recare a New York per partecipare direttamente alla riunione del Consiglio di sicurezza. «Stiamo affrontando, smantellando e sconfiggeremo un colpo di stato che intende intervenire nella vita politica, mettere da parte la sovranità del Venezuela e istituire un regime protetto dagli interessi dell’impero americano e dei suoi alleati nel mondo occidentale» ha detto il presidente.

Nel frattempo, dal Messico, il presidente, Andrés Manuel López Obrador, ha ribadito che il suo paese è disposto a sostenere un dialogo fra governo e opposizione venezuelani, ma potrà farlo solo se le parti lo richiedono. Tuttavia, Guaidó ha già respinto la proposta: «Non partecipo a dialoghi inutili e dilatori», ha detto. L’Unione europea — come risulta dalla riunione degli ambasciatori dei 28 — ha chiesto la convocazione rapida e immediata di elezioni nel paese sudamericano. L’Ue cerca di trovare unità per fare fronte comune, mentre se da un lato Stati Uniti e Canada hanno già riconosciuto Guaidó, dall’altro Russia e Cina hanno invece chiesto di non interferire negli affari interni di Caracas.

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27 giugno 2019

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