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Ritrovate due fosse comuni in Iraq

· Senza limiti la ferocia dell’Is ·

Il conflitto iracheno si fa sempre più tragico e disumano. Ieri l’esercito ha scoperto due fosse comuni a Rutba, città occidentale nel deserto, con cadaveri di civili e membri delle forze di sicurezza uccisi dai miliziani del cosiddetto stato islamico (Is).

Lo ha riferito un capitano delle forze di Baghdad, citato dai media internazionali. Le esecuzioni — ha fatto sapere il militare — sono avvenute a metà del 2014, quando il gruppo jihadista prese il controllo della città: un centro piccolo ma strategico perché si trova sulla strada che porta in Giordania, circa 390 chilometri a ovest di Baghdad. Il sindaco della città, riconquistata dall’esercito iracheno a maggio dell’anno scorso, ha spiegato che la prima fossa comune è stata scoperta in un quartiere centrale, mentre l’altra in un sobborgo meridionale. Secondo il sindaco, ci sono in totale circa 25 cadaveri.

Non è la prima volta che vengono alla luce, dopo anni, gli orrori commessi dall’Is. La scorsa estate, a metà agosto, la Associated Press aveva documentato l’esistenza di ben 72 fosse comuni in Siria e in Iraq. Approssimativo il numero dei corpi ammassati, ma si parla comunque di cifre enormi: oltre 15.000 persone. Un massacro che è il risultato di una precisa strategia: quando perdono terreno, i jihadisti si vendicano uccidendo civili e prigionieri, nascondendo poi i cadaveri in fosse comuni. A pagare il prezzo più alto sono i civili, e in particolare i più deboli: donne, bambini, anziani, spesso catturati durante la fuga dai combattimenti.

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05 dicembre 2019

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