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Per ritrovare
l’anello perduto

Sono venuti dal Papa per ritrovare il loro «anello perduto»: le persone separate o divorziate di Fossano hanno voluto dare proprio questo nome al percorso di accoglienza e di riconciliazione promosso dieci anni fa dalla diocesi piemontese. «Il 30 gennaio scorso — raccontano — Francesco ci ha sorpresi con una telefonata e ci ha invitati a incontrarlo personalmente». E così oggi sono venuti all’udienza in ottantacinque, accompagnati dal diacono Paolo Tassinari, animatore del gruppo, da due sacerdoti e dal nuovo vescovo di Cuneo e di Fossano, monsignor Piero Delbosco.

«Cerchiamo di stare vicino alle persone che vivono un momento di rottura per l’abbandono, il tradimento e lo smembramento della famiglia e si sentono giudicate negativamente» spiega il presule. È «in questo contesto traumatico — raccontano i rappresentanti del gruppo — siamo approdati nel progetto diocesano di Fossano incontrando persone che ci hanno dedicato tempo, attenzione, ascolto con grande rispetto e discrezione». E soprattutto «ci hanno spalancato le porte delle chiese per farci partecipare alle celebrazioni e così abbiamo anche ritrovato un posto e un senso dentro la Chiesa».
Con un affetto del tutto particolare Francesco ha stretto in un abbraccio Elizabeth Myers, la bambina di sei anni colpita dalla sindrome di Usher, una malattia genetica degenerativa rara, tuttora inguaribile, che le sta facendo perdere progressivamente ma inesorabilmente vista e udito. La piccola vive a Belville, nell’Ohio, negli Stati Uniti d’America, e ai suoi genitori Christine e Steve ha chiesto di «vedere il Papa, le stelle e l’alba sulla spiaggia prima che si spenga la luce». Si è messa in moto una vera e propria gara di solidarietà che ha coinvolto anche l’Unitalsi. Così Lizzy ha potuto finalmente abbracciare Francesco. E gli ha anche presentato Kayla, la sorellina più piccola. «Lizzy — racconta Steve — è affascinata dallo stile paterno e confidenziale che il Papa ha con i bambini e lo guarda sempre in televisione».
Un altro abbraccio Francesco lo ha riservato alla comunità del dolore del Centro diurno Alzheimer che si trova nel comprensorio delle Tre Fontane a Roma. «Da dodici anni — spiega la direttrice Alessandra Italia — il Centro si prende cura delle persone malate di Alzheimer e anche delle loro famiglie. Purtroppo è di questi ultimi giorni la notizia dell'incertezza sulla prosecuzione del servizio; ma gli ammalati si sentono smarriti per il rischio di perdere un punto di riferimento nelle loro fragilità mentre le famiglie si sentono ancora una volta lasciate sole, alle prese con la loro difficile realtà». Con gli anziani ammalati sono venuti a chiedere a Francesco «una parola di speranza» anche i familiari, compresi non pochi nipotini, e gli operatori del centro.

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16 luglio 2019

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