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Per ritrovare la speranza
di un futuro possibile

· Papa Francesco a Camerino ·

Sofferenze e attese della gente nella testimonianza dell’arcivescovo Massara

«Vicinanza vera e solidarietà concreta a tutti; perché con la sua presenza possa vedere, ascoltare, e portare la sua parola ai tanti che sono tentati dallo scoramento di fronte a un percorso di rinascita che si annuncia assai lungo»: è questo, nelle parole dell’arcivescovo, monsignor Francesco Massara, quanto società civile e comunità ecclesiale si attendono dal Papa domani, domenica 16 giugno, durante la sua visita nelle zone della diocesi di Camerino - San Severino Marche colpite dai terremoti di agosto e ottobre 2016. E sarà un ritorno, quello del Pontefice, tra le popolazioni delle regioni dell’Italia centrale devastate per mesi da un’interminabile, terribile serie di scosse. Infatti, nell’immediatezza di quegli eventi, il 4 ottobre 2016, Francesco si recò in visita privata ad alcune delle zone colpite per esprimere concretamente vicinanza e preghiera. «Adesso — aggiunge l’arcivescovo — viene a Camerino per esortarci nella fede, spronarci nella ricostruzione e incoraggiarci nella speranza di un futuro possibile, in una visita nata dopo un’udienza personale nella quale mi sono fatto portavoce dei bisogni di un popolo ferito».

Il campanile della chiesa  di Santa Maria in Via, a Camerino,  crollato dopo il terremoto dell’ottobre 2016

Lei però è arrivato da poco in diocesi, quindi non ha vissuto in prima persona il dramma del terremoto. Tuttavia in questi mesi ha avuto modo di incontrare molte persone. Che cosa le hanno raccontato di quell’esperienza?

È vero, non ho subito l’impatto immediato con la drammaticità del terremoto, ma ne sperimento le conseguenze leggendo negli sguardi della gente e nei loro dolorosi racconti tante storie di umana fragilità, di vite ferite. In questi mesi ho incontrato gente desiderosa, ma incapace di rialzarsi e riprendere il cammino; perché il terremoto da un lato ha sventrato in un attimo le case, dall’altro ha strappato dal cuore della gente la speranza in un futuro possibile attraverso un amaro e lento stillicidio.

Qual è stato l’impegno della Chiesa accanto alle popolazioni?

Quello di una comunità solidale nella preghiera e nella condivisione del dolore, capace di gesti e opere di fraterna carità oltre che di aiuto concreto attraverso le Caritas diocesane e quella nazionale. Insomma, lo stile di una Chiesa che ha incarnato la logica della prossimità evangelica impegnandosi a stare accanto alla popolazione con semplicità.

A che punto è la ricostruzione delle abitazioni e degli edifici pubblici?

Non è stato fatto molto in termini di interventi, perché la contorta macchina della burocrazia è andata incontro a molte difficoltà. Mi auguro che a breve possa cominciare la ricostruzione vera e propria, perché finora c’è stato solo il tempestivo intervento nel mettere in sicurezza alcune strutture. Ma, a oggi, sono state realizzate solo le case provvisorie e poco più. Speriamo che al terremoto delle case, non si aggiunga il terremoto delle promesse.

Camerino è sede di un’antica e prestigiosa università, dunque una cittadina con una forte vocazione all’accoglienza dei giovani. Quali sono stati i contraccolpi del sisma?

Sono stati importanti: la perdita di circa 35.000 metri quadrati di strutture tra quelle in zona rossa e non, dove venivano svolte attività didattiche e di ricerca, nonché oltre 200 postazioni di lavoro per personale tecnico amministrativo. Ciò ha comportato il dover svolgere in spazi più piccoli le stesse attività di prima. Ma questo non ha costituito un limite, perché sono stati persino aperti nuovi corsi di laurea. Inoltre non è stato perso un solo studente, per l’affezione che essi hanno per l’università e per la città. Tuttavia la perdita complessiva per la città di circa 1500 posti letto e oltre 350 per l’ateneo ha fatto sì che l’economia del territorio ne sia risultata danneggiata in maniera sensibile. Credo che la perdita economica per il paese e per l’ateneo si possa quantificare in decine di milioni di euro. La chiusura anche temporanea di alcune strutture di ricerca ha altresì ridotto la quantità delle entrate da progetti e attività di terza missione.

Anche il patrimonio ecclesiastico ha subito gravi danni. Quanto si è già ricostruito e cosa resta ancora da fare?

Purtroppo oltre alle case e agli edifici pubblici il terremoto ha provocato ingenti danni al patrimonio artistico ed ecclesiale. Su 521 chiese, 364 sono lesionate, alcune sono totalmente inagibili, altre lo sono parzialmente. 20 sono state riaperte grazie ai fondi messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana e a quelli stanziati dagli organismi statali per la ricostruzione. Tra queste non ci sono però le chiese più importanti, come per esempio la cattedrale di Camerino e altre chiese parrocchiali. Mentre invece, la chiesa di San Venanzio, luogo simbolo della fede camerinese, sarà riaperta il prossimo dicembre grazie all’intervento di un benefattore del nord Italia. Tanto ancora resta da fare nella speranza che gli enti preposti e competenti svolgano celermente le loro attività.

Domenica il Papa si recherà anche in visita alle strutture abitative emergenziali: che situazione troverà?

Troverà gente che, per quanto provata, ha scelto di lottare e di non rassegnarsi. Troverà famiglie, giovani e anziani che non si sono lasciati vincere dallo sconforto e dalla rassegnazione. Troverà una popolazione che non si abbatte, che non demorde, che ha un grande desiderio di essere protagonista di una ripresa umana, sociale e culturale.

di Gaetano Vallini

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