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Ritorno in classe
con il libro dell’Esodo

Il libro dell’Esodo è stato al centro di un incontro per gli insegnanti di religione romani, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico. Organizzato dall’Ufficio per la pastorale scolastica del vicariato, l’appuntamento si è svolto nella basilica di San Marco al Campidoglio, sabato mattina 14 settembre. Il primo dei quaranta capitoli dell’Esodo è stato letto dal cardinale vicario Angelo De Donatis, titolare della chiesa di piazza Venezia. Poi, a turno, hanno proseguito la lettura alcuni docenti, eccetto il dodicesimo capitolo, affidato a don Andrea Manto, preside dell’Ecclesia Mater, e il ventesimo, quello del decalogo, toccato a don Pierangelo Pedretti.

Il Libro dell’Esodo è anche al centro del programma pastorale della diocesi fin dallo scorso anno. In particolare, sottolinea a «L’Osservatore Romano» il direttore dell’Ufficio per la pastorale scolastica Rosario Salamone, questa iniziativa «coincide con l’inizio dell’anno pastorale e di quello scolastico». In effetti, per la diocesi di Roma è «l’anno dell’Esodo, ma anche dell’ascolto del grido della città e non c’è niente di più dolente, tragico di quello narrato nel libro biblico». Si tratta, ha aggiunto, di «un grido fondamentale nella storia dell’ebraismo e del cristianesimo».

Le letture dei vari capitoli sono state inframezzate da brani per organo e violoncello che «hanno accompagnano questa esperienza di cultura collettiva». È stato una sorta di «tributo fondamentale a questo libro per riprendere effettivamente in mano la sua struttura, leggerla e condividerla nel senso più profondo», ha spiegato Salamone. Molti biblisti, ha aggiunto, «hanno ritenuto che questo libro sia stato scritto per essere letto integralmente con grande intensità e drammaticità».

L’inizio dell’anno scolastico rinnova anche le sfide che deve affrontare l’insegnamento della religione. Accettarle «significa entrare pienamente nella vita degli studenti e delle famiglie, nell’essere un germe di speranza, di equilibrio, di consapevolezza». La sfida più grande, ha concluso il direttore, «non è quella di indottrinare, ma di educare all’ascolto e se possibile favorire una conversione vera del cuore». Favorire una scelta libera in cui il ragazzo o la ragazza «possano liberamente compiere la conversione verso Cristo».

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