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Ritorno a casa

· ​Il patriarca maronita Raï sulla sorte dei profughi siriani ·

 Occorre favorire il rapido ritorno dei profughi siriani nelle proprie terre e nelle proprie case. È l’auspicio espresso dal cardinale patriarca di Antiochia dei maroniti, Béchara Boutros Raï, durante l’omelia pronunciata in occasione della recente festa di san Charbel Makhluf, celebrata nel monastero di San Marone ad Annaya, alla presenza, tra gli altri, del presidente della Repubblica libanese, Michel Aoun, e del nunzio apostolico, arcivescovo Gabriele Giordano Caccia. Rinnovando la solidarietà nei confronti dei rifugiati siriani, il primate della Chiesa maronita ha ribadito che «i libanesi si augurano che venga riconsiderato il processo per garantire» agli sfollati «un ritorno sicuro nel proprio paese, mettendo da parte le diverse posizioni politiche che ostacolano» tale soluzione.

Rivolgendosi direttamente ad Aoun, riferisce l’agenzia Fides, Raï ha espresso stima e incoraggiamento per le «buone intenzioni» perseguite dal capo dello Stato, ma si è anche soffermato sulle preoccupazioni, le fatiche e le sofferenze dei connazionali, aggravate dalla presenza sul territorio nazionale di «due milioni di rifugiati e sfollati che priva il popolo libanese dei suoi mezzi di sussistenza, lasciandolo in condizioni di povertà e di ristrettezza, spingendo le nuove generazioni ad emigrare».

La questione dei rifugiati siriani è divenuta di nuovo centrale nel dibattito politico nazionale dopo le operazioni di sicurezza realizzate dalle forze armate libanesi in alcuni campi profughi, a partire da quello di Arsal, iniziate per neutralizzare alcuni militanti siriani anti-Assad e segnate anche da violenze ed esplosioni che hanno provocato la morte di alcuni civili.

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20 aprile 2019

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