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Ritorno a casa

· Prosegue il piano di ricostruzione nella piana di Ninive ·

Continua la ricostruzione nella piana di Ninive, grazie al piano lanciato dalla fondazione Aiuto alla chiesa che soffre (Acs) per sostenere i cristiani d’Iraq. A meno di un anno dall’apertura, nel maggio scorso, dei primi cantieri nei villaggi di Bartella, Karamless e Qaraqosh, le famiglie rientrate nell’intera Piana di Ninive sono oltre otto mila, più del 40 per cento delle quasi ventimila costrette a fuggire a causa dell’invasione dei miliziani del sedicente Stato islamico (Is), nell’agosto del 2014.

Le abitazioni private distrutte dai jihadisti in due anni erano oltre tredicimila, di cui più di 1200 rase al suolo. Finora ne sono state riparate oltre 3200. A coordinare i lavori è il Comitato per la ricostruzione di Ninive, istituito nel marzo 2017 dalle tre Chiese d’Iraq, caldea, siro-cattolica e siro-ortodossa, con la collaborazione di Acs. «I cristiani sono stati i primi a ritornare in questi villaggi — dichiara don Salar Boudagh, vicario generale della diocesi caldea di Alqosh, membro del Comitato — e con l’aiuto della Chiesa e delle associazioni ad essa legate hanno iniziato a ricostruire e a riqualificare la regione».
Le difficoltà non mancano: per esempio ci sono incertezze e timori legati alle prossime elezioni parlamentari, che si terranno il 12 maggio. «Temiamo nuovi disordini», spiega don Salar. Ma intanto i lavori procedono. A Tellskuff è rientrato quasi il 70 per cento della popolazione, mentre a Qaraqosh sono tornati 23.300 cristiani, ovvero il 42 per cento di quanti vi abitavano prima dell’arrivo dell’Is.

Dall’inizio dell’avanzata dei jihadisti nel giugno 2014, Aiuto alla chiesa che soffre ha sostenuto progetti emergenziali e umanitari in Iraq — riferisce la stessa fondazione pontificia — per un totale di oltre 37.700 euro.

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09 dicembre 2019

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