Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Ritorno all'economia reale

· La Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sulla crisi ·

«L'economia e la finanza non esistono per se stesse». Sono solo «uno strumento, un mezzo», il cui fine è «la persona umana», «l'unico capitale che è opportuno salvare». Benedetto XVI ha riproposto queste convinzioni — già espresse nell'enciclica sociale Caritas in veritate — nell'udienza di sabato scorso alla Banca di Sviluppo del Consiglio d'Europa. Ancora una volta il Papa si è detto consapevole che «il mondo e l'Europa attraversano un momento grave di crisi economica», ammonendo però che ciò «non deve condurre a limitazioni basate solo su un'analisi strettamente finanziaria».

Dagli stessi principi erano partiti nei giorni scorsi gli esperti della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali riuniti in plenaria, i quali hanno stigmatizzato «l'erroneo presupposto — ha detto la presidente Mary Ann Glendon presentando le conclusioni dei lavori — che il mercato sia in grado di regolare se stesso, al di là dell'intervento pubblico e dell'apporto di norme etiche interne». Ciò non significa che si sia parlato solo di concetti generali, attinenti alla sfera morale. Al contrario la sedicesima assemblea dell'organismo vaticano — che ha avuto per tema «La crisi nell’economia globale. Riprogrammare il percorso» — ha fornito soluzioni concrete nel segno dell' austerity. E se non sono lacrime e sangue, poco ci manca: l'unica strada per uscire dal vicolo cieco, infatti, passa attraverso la stretta sui mercati finanziari e la riduzione del deficit nazionale, che si tradurrebbe in un incremento delle imposte.

Una cinquantina di personalità internazionali del mondo ecclesiale, accademico, imprenditoriale e finanziario si sono incontrate per quattro giorni, riaffermando la necessità di una riforma dei mercati, con gli Stati chiamati ad affrontare — secondo le indicazioni prevalenti emerse dalle conclusioni — l’«impopolare misura della riduzione del debito pubblico, tagliando la spesa pubblica e aumentando leggermente le tasse».

In particolare si è parlato della crisi che ha investito la Grecia e del pacchetto di misure adottato dall'Europa per fronteggiarla, ipotizzando tra l'altro un nuovo trattato per rendere più sicura la moneta unica. Ore di discussioni e centinaia di pagine di interventi, che hanno messo in luce tre aspetti. Il primo è la finanziarizzazione della vita comune, il passaggio da un'economia basata sulla produzione reale di beni a una dominata da attività speculative. I professori Archer e Dasgupta, membri dell'Accademia, hanno evidenziato in particolare la finanziarizzazione delle relazioni umane, laddove i rapporti persino in famiglia sono ridotti a una dimensione meramente commerciale. Una deriva che coinvolge anche le aziende, perché quando l'impresa cessa di essere un'associazione di individui diventa invece una merce, come ha spiegato l'economista Zamagni.

Secondo aspetto passato sotto la lente degli esperti: le conseguenze sui Paesi poveri del dissesto provocato in quelli ricchi, che hanno anche distolto dall'attenzione dovuta a questioni urgenti, come la lotta alla fame, la salute per tutti, lo sviluppo. In proposito, dalla plenaria si è levato un fermo «no» al protezionismo delle nazioni più progredite. «Oggi la maggior parte della ricchezza è concentrata nei Paesi ricchi, e la sfida da raccogliere è quella di chiedersi come trasferire ricchezza nei Paesi poveri, evitando il protezionismo dei primi verso i secondi», ha messo in luce José T. Raga, docente di economia all’Università Complutense di Madrid, coordinatore dei lavori e autore delle conclusioni.

Terzo aspetto: la governance delle attività economiche. Gli strumenti finanziari — ha aggiunto Raga — «sono opachi. Non sappiamo veramente che cosa ci sia dietro a bonus e derivati. Dovrebbero essere le agenzie di rating a certificarlo, ma c’è da chiedersi quali documenti esse consultino se danno valutazioni altissime a titoli scadenti», com'è accaduto nel caso di Lehman Brothers. «Tutto ciò ha avuto un effetto distruttivo» e «se il debito pubblico non verrà rimborsato, ricadrà sulle prossime generazioni», che «ne saranno strozzate». L'esempio viene proprio dalla Grecia, con il suo deficit alle stelle. «L'eccesso di spesa attuale crea un debito per le future generazioni, che non potranno pagarlo». Quella attuale è infatti «molto più che una crisi economica»: tra i suoi vari aspetti, per Raga «il denominatore comune è il prezzo del materialismo, che spinge a vivere al di sopra delle proprie possibilità e provoca l'indebolimento delle famiglie». Di conseguenza «la crisi non potrà essere superata se non si va alle sue cause, e non si recuperano i valori spirituali». Inoltre — gli ha fatto eco l’ex ambasciatore degli stati Uniti presso la Santa Sede — «il fallimento è in parte della politica e in parte della scarsa conoscenza che abbiamo di quanto sta accadendo. Il problema — ha argomentato — è che manca la volontà politica di riformare: il processo di regolazione è condizionato da interessi politici. Ci sono troppe pressioni».

Tra le soluzioni proposte dalla Pontificia Accademia c'è anche quella di puntare sull'energia pulita. «Tutto il nord Europa pensa che con l'energia del mare, del sole, del vento, si possa arrivare a produrre il quaranta per cento» del fabbisogno, ha commentato il vescovo cancelliere Marcelo Sánchez Sorondo. «La crisi — ha continuato — può essere anche un'occasione positiva per essere più trasparenti e modernizzare i settori dell'energia, degli alimenti, delle costruzioni, dell'agricoltura». Quanto ai disastri ambientali, il presule ha detto: «L'unica strada per evitarli è che la gente si convinca come l'energia pulita sia l'unica via da percorrere».

Infine tra le prospettive di impegno della Pontificia Accademia, la presidente Glendon ha annunciato un prossimo incontro sulla Pacem in terris di Giovanni XXIII, a cinquant'anni dalla pubblicazione, per «fare il punto» sulla situazione dei diritti umani nel mondo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE