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Ritorno
ad Aleppo

· Progetto dell’arcidiocesi greco-melkita per incoraggiare i cristiani fuggiti ·

C’è un biglietto che attende i cristiani fuggiti da Aleppo ed è quello per tornare a casa. A coloro che non hanno mezzi finanziari «verrà pagato il viaggio di ritorno e offerto un aiuto per vivere dignitosamente in attesa che trovino un lavoro. Aiuto che potrebbe comprendere, laddove necessario, anche la scuola e l’assistenza sanitaria». L’arcivescovo di Alep dei greco-melkiti, Jean-Clément Jeanbart, spiega al Sir i dettagli del piano denominato «Ritorno», teso a frenare l’esodo dei cristiani dalla Siria, «una vera tragedia per la nostra Chiesa».

Ad Aleppo, prima della guerra scoppiata sei anni fa, vivevano 185.000 cristiani, oggi alcune stime parlano di poco meno della metà. Riportarli a casa tutti sarà impossibile (molti sono già emigrati all’estero) ma monsignor Jeanbart confida nella bontà del progetto e «nella divina provvidenza». In questi anni la diocesi ha potuto sperimentare la generosità di tanti benefattori che hanno reso possibile una serie di programmi di aiuto a vari livelli. Anche il progetto «Ritorno» si basa su una campagna di sensibilizzazione tra i fedeli per dare loro la consapevolezza che è possibile restare o tornare in Siria e vivervi in modo sereno. «Sono sempre di più coloro che, una volta fuggiti, dichiarano di non trovarsi bene nei loro attuali luoghi di accoglienza, di non avere mezzi sufficienti per vivere, e per questo pensano di rientrare, soprattutto se dovessero ricevere l’aiuto necessario», rivela il presule.

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