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Ritiro con riserva

· Washington comunica all’Onu la decisione di abbandonare l’accordo di Parigi ma non esclude nuovi negoziati ·

Ritiro con riserva. Si può sintetizzare così la decisione statunitense comunicata ieri alle Nazioni Unite relativa all’accordo di Parigi sul clima. Washington intende ritirarsi dall’intesa non appena avrà la possibilità di farlo, secondo i termini stabiliti nel documento. Con ciò, tuttavia, non chiude affatto alla possibilità di nuovi negoziati per modificare l’accordo.

«Gli Stati Uniti — si legge in una nota del dipartimento di stato — sono aperti a impegnarsi nuovamente nell’accordo di Parigi se verranno definiti termini più favorevoli al paese, alle sue imprese, ai lavoratori e ai contribuenti». La Casa Bianca, si legge ancora, intende anche partecipare ai negoziati e alle riunioni internazionali sui cambiamenti climatici, incluse dunque quelle per l’attuazione dell’accordo di Parigi. «Gli Stati Uniti — prosegue il dipartimento di stato — sostengono un approccio equilibrato a politiche sul clima che abbassino le emissioni promuovendo la crescita economica e garantendo la sicurezza energetica». Per questo continueranno a «ridurre le emissioni di gas serra attraverso innovazioni tecnologiche, lavorando con gli altri paesi per aiutarli a utilizzare i combustibili fossili in modo più pulito ed efficiente».

Nonostante queste parole, l’Onu si è detta preoccupata. «La decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo di Parigi è una grande delusione» ha detto il portavoce dell’Onu, esprimendo la posizione del segretario generale António Guterres. «È fondamentale che gli Stati Uniti rimangano leader sul clima e lo sviluppo sostenibile» ha aggiunto il portavoce. «Il cambiamento climatico ha un impatto ora» ha precisato, e dunque occorre «impegnarsi con il governo statunitense per costruire un futuro sostenibile per i nostri figli e le generazioni future». Il portavoce dell’Onu ha ricordato che ai sensi dell’articolo 28 dell’accordo di Parigi, una parte può ritirarsi in qualsiasi momento dopo tre anni dalla data in cui l’accordo è entrato in vigore nel paese, e tale revoca avrà effetto dopo un anno dalla data di ricezione da parte del depositario della notifica di recesso. Gli Stati Uniti hanno accettato l’intesa il 3 settembre 2016, e l’accordo è entrato in vigore nel novembre 2016.

Circa due mesi fa il presidente statunitense, Donald Trump, aveva annunciato il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo di Parigi, suscitando le critiche della comunità internazionale. Secondo Trump, l’accordo «impone target non realistici nella riduzione delle emissioni, lasciando invece a paesi quali la Cina un lasciapassare per anni».

La base portante dell’accordo di Parigi è l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura del pianeta al di sotto dei due gradi centigradi rispetto ai livelli pre-industriali. I paesi firmatari hanno poi concordato di raggiungere il picco delle emissioni di gas serra il prima possibile per iniziare con riduzioni continue fino a trovare un equilibrio tra emissioni e tagli per la seconda metà del secolo. Tutti i firmatari hanno poi stabilito impegni a livello nazionale, dovendo prevedere revisioni migliorative a cadenze regolari (ogni cinque anni).

Per aiutare i paesi in via di sviluppo è stato creato un fondo da 100 miliardi di dollari l’anno fino al 2020, con l’impegno ad aumentare di volta in volta i fondi per l’adattamento e la cooperazione internazionale. Non ci sono quote fisse: ogni paese è chiamato a partecipare secondo le sue possibilità.

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