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Risposte di sicurezza e di civiltà alla sfida del terrorismo

· Ban Ki-moon sollecita dialogo e tolleranza ·

Le notizie sulle spaventose dimensioni dell'ultima strage perpetrata da Boko Haram in Nigeria e l'emozione suscitata in tutto il mondo dall'eccidio di mercoledì a Parigi, ma anche le barbare uccisioni in Iraq, in Siria, fino all'ultima dei due giornalisti tunisini in Libia, confermano un'accentuazione della violenza terroristica che interpella l'intera comunità internazionale. 

Accanto alle doverose misure di sicurezza da adottare per proteggere le popolazioni inermi dalla ferocia di gruppi e individui che dichiarano di agire in nome dell'islam - e che massacrano soprattutto musulmani - si fa pressante l'esigenza di scongiurare reazioni che avallino una deriva verso l'idea di una guerra di religione o di civiltà. Di questo pericolo è cosciente il Segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon, che ieri, nella prima riunione dell'anno dell'Assemblea generale, ha lanciato un nuovo appello alla tolleranza e al dialogo, come unico strumento per costruire una condizione internazionale di giustizia e di solidarietà in cui non trovi alimento e alibi la ferocia terroristica. «In troppi posti abbiamo visto atti di terrorismo, estremismo, e di enorme brutalità», ha detto Ban Ki-moon, facendo riferimento, in particolare alle terribili immagini dell'attacco al giornale satirico francese «Charlie Hebdo», tra cui quella della spietata esecuzione del poliziotto Ahmed Merabet. «Era un musulmano, e rappresenta un altro promemoria di ciò che ci troviamo a fronteggiare», ha precisato il Segretario dell'Onu, ribadendo la necessità di «trovare un modo per vivere insieme in pace, in armonia, e nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali».

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16 settembre 2019

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