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Risposte di carità alle donne emarginate

· L'arcivescovo Angelo Amato presiede a Parma la beatificazione di Anna Maria Adorni ·

L'emarginazione, la povertà, l'indigenza, l'abbandono hanno trovato in Anna Maria Adorni (1805-1893) una risposta improntata alla carità. Senza mezzi, né protezioni questa religiosa riuscì a sottrarre alla miseria e al vizio le giovani detenute e le orfane trovate sulle strade. Lo ha detto l'arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, presiedendo — in rappresentanza di Benedetto XVI — la beatificazione dell'Adorni, celebrata domenica pomeriggio 3 ottobre, nella cattedrale di Parma.

«La carità — ha proseguito il presule — riesce spesso a precedere le istituzioni nell'individuare e nel dare voce a quelle urgenze di una umanità nascosta, ma profondamente sofferente e bisognosa di una mano amica. In tal modo la carità stimola la società civile a porre in agenda e a soddisfare in modo adeguato le nuove urgenze e le nuove povertà». L'arcivescovo ha poi ripercorso le tappe dell'impegno caritativo della beata. «Per consiglio del confessore — ha detto — cominciò a visitare le detenute, per insegnare loro i rudimenti della fede e della pietà cristiana. Le si aprì un vasto campo di apostolato, per la riabilitazione di quelle donne emarginate dalla società. Non poche di esse, pur volendo tornare sulla buona strada, non potevano, perché prive di ricovero, di vitto, di assistenza e di guida. A questa urgenza venne incontro l'Adorni, con l'aiuto di altre signore, che formarono il primo nucleo del suo istituto». Gli inizi furono difficili, soprattutto per la mancanza di un alloggio dove ospitare le detenute uscite dal carcere. La beata però riuscì ad affittare qualche casa in modo che queste donne «non ricadessero nella delinquenza e nel vizio. Sorse così l'istituto del Buon Pastore. In seguito, l'Adorni fondò con le prime otto compagne la congregazione delle ancelle di Maria Immacolata».

Alla sezione delle carcerate e delle ex-detenute «si aggiunse quella delle giovani pericolanti, orfanelle senza famiglia, ragazze abbandonate dai parenti, che gironzolavano per i caffè, per le strade, per le osterie. L'apostolato della nostra beata, all'inizio suscitò critiche e incomprensioni, perché si interessava di giovanette dalla condotta riprovevole. Ma i risultati positivi e i cambiamenti di vita delle ragazze attirarono subito consensi e lodi».

Madre Adorni aveva fama di donna di Dio e molti vescovi, sacerdoti, fedeli ricorrevano ai suoi consigli. San Giovanni Bosco la interpellò due volte — ha ricordato il presule salesiano — prima di dare vita alla sua opera a Parma. Anche il beato Guido Maria Conforti la stimava moltissimo, in quanto in un momento difficile per la sua vita, ebbe da lei conferma che sarebbe divenuto sacerdote e vescovo. La beata poi non si risparmiò fatiche e umiliazioni. «Vestiva poveramente — ha evidenziato il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi — tanto che spesso i passanti la ritenevano una stracciona, per i suoi vestiti rattoppati. Coloro che l'avevano conosciuta come donna elegante e avvenente, talvolta la criticavano. Molti, invece, ammiravano la sua povertà eroica. La marchesa Pavesi aveva disposto un legato di duecentomila lire per l'istituto del Buon Pastore. Ma, dopo la sua morte, non c'era più traccia di ciò. A chi esortava la madre a chiudere l'istituto, per mancanza di fondi, la beata rispondeva di aver fiducia nella Provvidenza. Sarebbe andata lei stessa a elemosinare di porta in porta, piuttosto che dimettere una sola delle ragazze ricoverate».

La sua carità non aveva confini: «portava — ha detto il celebrante — il pane alle famiglie povere, istruiva gli ignoranti, visitava e consolava anziani e ammalati, ogni mese donava due lire ai padri riformati per l'olio del Santissimo, aiutava con discrezione e con carità le persone benestanti decadute». Un'attività contagiosa, che le sue figlie spirituali oggi proseguono: le ancelle di Maria Immacolata, infatti, assistono «ragazze e giovani donne, italiane e straniere, in difficoltà, prive di sostegno familiare. Seguendo Gesù Buon Pastore si recano nelle carceri per infondere speranza e dare amicizia. Visitano i malati. Alle detenute portano lavori di cucito e le avviano a qualche attività remunerativa. Manifestano nei fatti che il Signore Gesù è vicino a loro, si prende cura di loro e vuole loro bene. Le detenute dimesse a fine pena vengono accompagnate nel loro reinserimento nella società. La porta del loro cuore e della loro casa è sempre aperta a quelle ragazze, soprattutto straniere, costrette dalla violenza di organizzazioni criminali a vivere in schiavitù, ad abortire, ad abdicare — ha concluso monsignor Amato — alla loro dignità di donne». La loro opera sociale ha avuto anche un riconoscimento nel giugno 2008, quando il sindaco di Parma ha conferito alle ancelle un attestato civico di benemerenza con medaglia d'oro «per avere contribuito a elevare il prestigio della città e a migliorare la vita dei suoi abitanti». Alla celebrazione hanno partecipato i vescovi di Parma, Enrico Solmi; di Massa Carrara - Pontremoli, Giovanni Santucci, con l'emerito Eugenio Binini; e l'ausiliare di Bucarest Cornel Damian. La memoria liturgica della beata è stata fissata al 7 febbraio.

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