Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Risposta equilibrata

· Nella proposta di legge francese sulla fine della vita ·

Nel tardo pomeriggio del 17 marzo l’Assemblea nazionale francese ha adottato con 436 voti a favore, 34 contrari e 87 astenuti la proposta di legge sulla fine della vita che ha preso il nome dei due senatori che l’hanno presentata, Jean Leonetti e Alain Claeys. Una proposta di legge che — a dispetto del titolo che evoca “nuovi diritti” per i malati alla fine della vita lasciando intravedere un potenziale stravolgimento dell’attuale legge Leonetti del 2005 — non ha cambiato la sostanza di quest’ultima. In definitiva, per citare le parole che il presidente della società francese di cure palliative Vincent Morel ha pronunciato a caldo in una breve intervista visibile sul sito internet della società stessa, la legge adottata sembra «equilibrata». 

Anche l’articolo 3 sulla sedazione profonda e continua — mai chiamata «terminale» nel testo di legge — non è stato modificato da emendamenti e quindi rimanda alla normale pratica che già oggi si utilizza in medicina palliativa, quella cioè di sedare profondamente un paziente che presenti un sintomo refrattario e che si trovi in fin di vita o un malato che, sempre «affetto da una malattia grave e incurabile», decida di rinunciare a un trattamento che lo manterrebbe in vita. Giova ricordare a questo proposito che le buone pratiche cliniche e la stessa legge Leonetti permettevano in Francia già prima della proposta di legge Claeys-Leonetti di mettere in pratica tali procedure secondo una «procedura collegiale» volta a verificare la presenza di tutte le condizioni necessarie. Siamo ben lontani quindi da un’ottica eutanasica e la sedazione profonda 

e continua resta uno strumento che mai abbrevia la vita del paziente ma ne lenisce le sofferenze quando intollerabili. Le polemiche che si sono levate in questi giorni paiono perciò decisamente controproducenti e spesso superficiali. Di fronte a potenti spinte per abbreviare la vita dei malati gravi la risposta della legge è stata deludente per chi pensava che fosse il momento di introdurre un diritto alla morte. I legislatori in questo caso
hanno guardato la realtà con lucidità e coraggio e, dopo una riflessione attenta, hanno redatto un testo che non stravolge lo spirito di una delle leggi più evolute in tema di fine vita, una legge che ha qualche speranza di reggere di fronte alle pressioni eutanasiche perché fatta da chi conosce la materia. Il problema, all’alba del giorno dopo, è un altro ed è sempre lo stesso.
Ce lo dice ancora Vincent Morel: il malato morente non deve essere trascurato, le cure palliative attendono di essere ulteriormente valorizzate, la legge vigente deve essere conosciuta e applicata. E a tutto questo le polemiche servono a poco.

di Ferdinando Cancelli

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 giugno 2018

NOTIZIE CORRELATE