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Rispondiamo seriamente alle attese dei giovani

· Le indicazioni di Benedetto XVI sull’arte dell’educare ·

Pubblichiamo stralci dell’introduzione del Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione al libro di Donato Petti, Dialogo sull’educazione con Papa Benedetto XVI (Città del Vaticano, Libreria editrice vaticana, 2011, pagine 366, euro 15).

Parlare di educazione equivale a collocarsi al cuore dell’attenzione ai giovani. La Chiesa vive questo momento con particolare lungimiranza, ricordando quanto il beato Papa Giovanni Paolo II le ha fatto riscoprire sull’urgenza di dialogare con coloro che rappresentano il futuro della società.

Che la problematica venga affrontata con un certo imbarazzo è comprensibile. Non si può certo attribuire la responsabilità di questa situazione alle giovani generazioni. Negli ultimi anni noi «adulti» abbiamo spesso faticato nel prendere seriamente in considerazione la possibilità di indicare loro valori autentici e scelte corrette. Per non parlare della fatica e della quasi allergia ad affrontare il tema della ricerca della verità. Questi aspetti, insieme con altri quali, ad esempio, quelli della disciplina, parola desueta ed educativamente scomoda eppure necessaria per aiutare a crescere con coerenza; della necessità di interpretare la propria vita con responsabilità, nel senso del «rendere conto» a qualcuno delle proprie scelte, della vita di relazione come esperienza qualificante la propria condizione umana, richiamano la necessità di un’opera educativa che coinvolge gli adulti, che li chiama in causa come responsabili, come protagonisti nella trasmissione di una tradizione che non significa sterile legame con un passato che non è più, ma vitale capacità di rimettere in gioco la verità della persona e gli elementi che ne qualificano l’esperienza personale nel patrimonio della ricchezza culturale del passato.

Certo, bisogna onestamente riconoscere che la complessità della vita e della convivenza sociale influisce anche sulla possibilità di riuscita delle proposte formative. Gli esiti che stanno di fronte ai nostri occhi comunque ci consentono anche di capire con una certa lucidità che il rimedio alla complessità non è la semplificazione superficiale della proposta educativa. Alla complessità si può far fronte riproponendo contenuti credibili, attraenti per la verità che trasmettono, e non semplicemente per la forma accattivante che a essi viene attribuita.

La rilevazione di una «emergenza educativa» è un richiamo poi a riscoprire una dimensione comunitaria dell’educazione. Occorre ristabilire un legame fecondo tra alcune delle realtà che sono da sempre momenti sorgivi di educazione: la famiglia, la comunità cristiana e le diverse istituzioni, prima fra tutte la scuola. Un processo di circolarità tra queste realtà aiuterebbe a ritrovare il coraggio che consenta di convergere non soltanto sugli obiettivi, sui quali dovrebbe essere più facile trovare un’intesa, ma soprattutto sulle modalità per raggiungere la vera formazione delle persone. Questa si fa forte del desiderio di scoprire il valore della propria esistenza che si realizza nel compiere scelte libere.

In questo discorso la Chiesa si sente a casa propria. Lo ricordava Benedetto XVI: «Non possiamo tenere per noi la gioia della fede, dobbiamo diffonderla e trasmetterla, e così rafforzarla anche nel nostro cuore. Se la fede realmente diviene gioia di aver trovato la verità e l’amore, è inevitabile provare desiderio di trasmetterla, di comunicarla agli altri» (11 giugno 2000, convegno della diocesi di Roma). Oggi possiamo anche constatare quanto Benedetto XVI sia convinto di questa necessità. L’istituzione del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione è una risposta concreta per allargare la ragione e affrontare la situazione di crisi culturale per dare a essa una risposta credibile e convincente.

Nella tensione educativa che deve permeare tutta la vita della comunità cristiana, anche in prospettiva della nuova evangelizzazione, gioca un ruolo decisivo l’istituzione scolastica. Penso in modo particolare alle oltre duecentomila scuole cattoliche, presenti in tutto il mondo, che svolgono un insostituibile ruolo formativo di prim’ordine. In modo particolare, per l’esperienza diretta di tanti anni, penso ai Fratelli delle Scuole Cristiane che san Giovanni Battista de La Salle ha voluto al servizio dei giovani per dare loro una coerente formazione culturale ispirata dalla fede cristiana e realizzata nelle forme sempre coerenti con la dinamica dei tempi. Una formazione culturale resa ancora più forte dalla competenza specifica nella catechesi e dalla dedizione totale di tanti educatori.

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