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Rispondere alla crisi
provocata dai cambiamenti climatici

· Messaggio del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale a quattro anni dalla «Laudato si’» ·

Pubblichiamo il messaggio che il cardinale prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale ha inviato alla comunità scientifica internazionale nel quarto anniversario dell’enciclica «Laudato si’» di Papa Francesco.

«Prevenzione della desertificazione» (foto di Thierry Berrod)

Qualche tempo fa, Papa Francesco ha ricevuto alcuni vostri colleghi, guidati dal climatologo francese Jean Jouzel, membro di lunga data dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). Essi hanno condiviso le profonde preoccupazioni di numerosi scienziati esperti nel campo, riguardanti l’attuale crisi climatica, provocata dall’interferenza dell’uomo nei confronti della natura.

Nel 2015 ha pubblicato la Lettera Enciclica Laudato si’, muovendo dalle preoccupazioni per le «crepe del pianeta che abitiamo» (Ls 163) e auspicando di «entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune» (Ls 3). La sua pubblicazione voleva essere un incoraggiamento ai lavori del vertice Cop21, che avrebbe condotto allo storico Accordo di Parigi sul clima, volto a mantenere l’aumento della temperatura media della superficie del pianeta «ben al di sotto di 2°c» e a «intensificare gli sforzi» per limitare addirittura l’aumento a 1,5°c. Il Rapporto Speciale Ipcc 2018 sulla logica e sulla fattibilità del limite a 1,5°c, (1) ci avverte che abbiamo soltanto circa un decennio per riuscire ad arginare questo riscaldamento globale.

La soglia di 1,5°c è una soglia fisica critica, in quanto consentirebbe ancora di evitare molti impatti distruttivi dei cambiamenti climatici causati dall’uomo, come la regressione delle principali calotte glaciali e la distruzione della maggior parte delle barriere coralline tropicali. In particolare, salvaguarderebbe probabilmente la nostra casa comune dal trasformarsi in una “serra”. Con il riscaldamento globale di circa 1°c verificatosi dalla rivoluzione industriale, stiamo già assistendo al grave impatto dei cambiamenti climatici sulle persone, in termini di condizioni meteorologiche estreme, quali siccità, inondazioni, innalzamento del livello del mare, tempeste devastanti e feroci incendi. La crisi climatica sta raggiungendo proporzioni senza precedenti. L’urgenza, pertanto, non potrebbe essere maggiore.

La soglia di 1,5°c è anche una soglia morale: si tratta dell’ultima possibilità di salvare tutti quei paesi e i molti milioni di persone vulnerabili che si trovano nelle regioni costiere. Sono i poveri a pagare il prezzo più alto dei cambiamenti climatici. «Tanto l’esperienza comune della vita ordinaria, quanto la ricerca scientifica dimostrano che gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera» (Ls 48). Dobbiamo rispondere con coraggio alle «grida sempre più angoscianti della terra e dei suoi poveri» (2).

È bene ritenere che quella di 1,5°c sia altresì una soglia religiosa. Il mondo che stiamo distruggendo è il dono di Dio all’umanità, proprio quella casa santificata dallo Spirito divino (Ruah) all’inizio della creazione, il luogo dove Egli ha piantato la sua tenda in mezzo a noi (cfr. Gv 1, 14). Come ha scritto Papa Benedetto XVI: «[la Terra] ... non è una realtà neutrale, mera materia da utilizzare indifferentemente secondo l’umano istinto» (3), ma è la creazione di Dio. Nel 2001, i Vescovi americani hanno sottolineato che, «se danneggiamo l’atmosfera, disonoriamo il nostro Creatore e il dono della creazione» (4). È una verità profonda che apprendiamo soprattutto dai nostri fratelli e sorelle indigeni: «Per loro, infatti, la terra non è un bene economico, ma un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori» (Ls 146).

Il richiamo allarmante degli scienziati ad agire per prenderci cura della nostra casa comune che va in pezzi è anche sostenuto da un appello molto potente che viene dalle giovani generazioni, il cui futuro è minacciato: «I giovani esigono da noi un cambiamento» (Ls 13) e vi è un attivo movimento di alunni e studenti che si leva in tutto il mondo. Alla Giornata mondiale della gioventù a Panamá, quest’anno, i giovani hanno lanciato la «Generazione Laudato si’» e pubblicato un potente manifesto, che sfida le comunità di fede e la società civile a una radicale conversione ecologica in azione (5). Ci chiedono di realizzare l’urgente transizione alle fonti di energia rinnovabile in linea con l’Accordo di Parigi e di «mettere fine all’era dei combustibili fossili», riprendendo gli appelli dei Vescovi di tutto il mondo (6). Negli ultimi mesi, i giovani sono diventati sempre più espliciti, come si rileva, ad esempio, negli imponenti «scioperi per l’ambiente». La loro frustrazione e rabbia verso la nostra generazione è palese. Rischiamo di finire per derubarli del loro futuro, nonché «lasciare alle prossime generazioni troppe macerie, deserti e sporcizia» (Ls 161).

È il momento di concertare un intervento. Come enunciato nella Laudato si’, «l’attenuazione degli effetti dell’attuale squilibrio dipende da ciò che facciamo ora» (161). Dovremo tutti operare un cambiamento radicale del nostro stile di vita, dell’uso dell’energia, dei consumi, del trasporto, della produzione industriale, dell’edilizia, dell’agricoltura, ecc. Ciascuno di noi è chiamato ad agire. Ma dobbiamo anche entrare in azione insieme, a partire dai governi e dalle istituzioni fino alle famiglie e alle persone: abbiamo bisogno di tutte le braccia disponibili. Ci servono «i talenti e il coinvolgimento di tutti» (Ls 14) per affrontare questa crisi e sconfiggere i potenti interessi che ostacolano la nostra risposta collettiva significativa a questa minaccia senza precedenti contro la nostra civiltà.

È bene unirsi agli scienziati e ai giovani nel sollecitare la nostra famiglia umana, soprattutto quanti si trovano in posizioni di potere politico ed economico, a intraprendere interventi drastici per cambiare rotta. Dobbiamo «pensare a un solo mondo, ad un progetto comune» (Ls 164). Bisogna fare appello ai leader politici a essere molto più coraggiosi e ad ascoltare il grido drammatico che si leva dalla comunità scientifica e dal movimento dei giovani per il clima. «I Governi hanno il dovere di rispettare gli impegni che si sono assunti» nel 2015 (7). I leader mondiali che parteciperanno al Vertice delle Nazioni Unite sul clima, il prossimo settembre 2019, devono produrre solide pianificazioni nazionali per l’applicazione dell’Accordo di Parigi, soprattutto i «Paesi più potenti e più inquinanti» (Ls 169). Per affrontare questa crisi climatica allarmante bisogna mobilitare volontà e decisione, nonché risorse economiche su vasta scala. È stato fatto in occasione della crisi finanziaria del 2007-2008 per salvare le banche: non è possibile rifarlo ora per salvare la nostra casa comune, il futuro dei nostri figli e delle generazioni future?

C’è ancora speranza, tanta speranza, c’è ancora il tempo per agire ed evitare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici. «Gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi» (Ls 205). Dobbiamo «rinnovare» le migliori risorse della nostra natura umana, le innate virtù d’amore, compassione, generosità e altruismo. La maggiore risorsa dell’uomo è che il Signore della vita non lo abbandona, non lo lascia solo, perché si è unito definitivamente con lui e con la terra, e il suo amore conduce sempre a trovare nuove strade (cfr. Ls 245).

di Peter Kodwo Appiah Turkson

1. Intergovernmental Panel on Climate Change - Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), Special Report on Global Warming of 1.5°c (8 ottobre 2018).

2. Francesco, Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale in occasione del terzo Anniversario dell’Enciclica Laudato si’ (Città del Vaticano), 6 luglio 2018.

3. Benedetto XVI, Esortazione Apostolica Sacramentum caritatis, 22 febbraio 2007, n. 92 .

4. Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (Usccb) Global Climate Change: A Plea for Dialogue, Prudence and the Common Good, 15 giugno 2001

5. Manifesto dei Giovani alla Giornata mondiale della gioventù 2019 per la cura della casa comune: conversione ecologica in azione, Panamá 21 gennaio 2019 (www.laityfamilylife.va).

6. World Bishops’ Appeal to Cop21 Negotiating Parties, October 2015 (www.cidse.org).

7. Francesco, Messaggio per la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, «Usiamo misericordia verso la nostra casa comune», 1 settembre 2016.

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